Punto nascite, 4.468 no alla chiusura

1 Aprile 2015

Le firme consegnate alla segreteria di D’Alfonso. La presidente del Comitato ai politici: venite a visitare il reparto

ORTONA. Hanno presentato ieri pomeriggio alla segreteria della Regione le oltre quattromila firme raccolte contro la chiusura del Punto nascite di Ortona, destinate al Governatore Luciano D'Alfonso e a tutti i rappresentanti dell'Ente. Oggi, alle 12, illustreranno proprio ad Ortona i risultati fin qui raggiunti con questa iniziativa. Il Comitato cittadino spontaneo costituitosi per la non chiusura del Punto nascite dell'ospedale “Bernabeo” di Ortona ha avuto un grande riscontro, riuscendo ad ottenere il sostegno di tante persone e non solo donne. In poco tempo sono state raccolte numerosissime sottoscrizioni, che addirittura stanno proseguendo nonostante siano già state consegnate agli amministratori regionali, e potrebbero superare i cinquemila consensi. Una circoscrizione che conta ad oggi dodici membri, tra cui anche due papà, nata spontaneamente, quasi per caso, dopo le brutte notizie sulle sorti del reparto di Ostetricia e Ginecologia del nosocomio ortonese. La presidente è Giacomina Capriotti, una semplice cittadina a cui non sta bene questa situazione: «Vorremmo un dialogo maggiore con chi ci rappresenta, anche solo per essere rassicurati» commenta Capriotti. «Se proprio deve chiudere il Punto nascite, che prorogassero la decisione almeno finché le altre strutture non saranno in grado di accogliere, anche dal punto di vista psicologico, le donne che dovranno essere ospitate. Non vogliamo demonizzare Chieti, ma ci sono testimonianze di mamme che ad Ortona si sono trovate benissimo e, se l'ospedale teatino dovesse ricevere le partorienti del nostro comprensorio, non so se riuscirebbe ad offrire un servizio eccellente anche per quanto riguarda il sostegno psicologico alle donne che starebbero per avere un figlio». Nonostante tutto, però, la buona volontà dei cittadini potrebbe non bastare per far cambiare idea alle istituzioni: «Noi non ci arrenderemo, neanche se la decisione non dovesse essere mutata. Siamo pronti a lottare per quella che riteniamo una giusta causa a livello umano. Ci sono delle donne da difendere, al di là di ogni numero» aggiunge la presidente del comitato. Quest'ultima, poi, rivolgendosi al mondo politico lancia un accorato appello: «Riacquistate un maggiore dialogo con i cittadini. Posso capire tutte le vostre logiche e necessità, ma vorremmo che vi accostaste un po' di più alla realtà. Andate a visitare questi reparti, verificate di persona, credo che sarebbe un bel segnale». Come risponderanno le istituzioni all'invito e, soprattutto, che ne sarà delle oltre quattromila firme?

Alfredo Sitti

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