Pupillo: «Manca il senso morale»
Il presidente dell’ente: usano quei posti per fare i comodi loro, è tristissimo
LANCIANO. In Provincia ha ben 4 cantonieri immischiati in processi per truffa, peculato, falsità ideologica per aver frodato l’ente. In Comune ha denunciato 5 dipendenti assentisti sorpresi da lui stesso fuori dal proprio ufficio, dopo aver timbrato l’ingresso a lavoro. E due di questi sono finiti già a processo con l’accusa di truffa aggravata per essersi procurati un ingiusto profitto pari alla retribuzione per il servizio non svolto. Sono giorni di fuoco per il presidente della Provincia e sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, che è alle prese con un personale piuttosto “indisciplinato” in Provincia e in Comune. E ieri, l’arresto di un nuovo cantoniere provinciale, lo ha colpito profondamente.
«Oggi (ieri per chi legge, ndc) è un giorno tristissimo per me come presidente della Provincia», ha commentato Pupillo, «perché constato la mancanza di senso morale e di rispetto delle regole, da parte di persone che usano l’ente pubblico per il proprio comodo, vanificando anche il lavoro dei tantissimi dipendenti che lavorano seriamente in Provincia. Un lavoro serio come testimoniato dal grande risultato ottenuto nell’aver tolto la Provincia dalla situazione di predissesto, da un commissariamento e averla riportata in “sicurezza” con il pareggio di bilancio grazie alla vendita degli immobili. Tutte azioni fatte da dipendenti che lavorano, tanto, in un ente che ha un futuro nebuloso». Per il presidente Pupillo persone come i cantonieri arrestati o sotto processo vanificano tutto. «Ma l’arresto, le indagini», ha aggiunto Pupillo, «sono anche un segnale forte da parte di chi governa gli enti pubblici, per dire che non si è dormienti ma si vigila su persone che, non lavorando, usando la Provincia per scopi personali, oltre a danneggiare l’ente, i propri colleghi, minano anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La maggior parte dei dipendenti è fatta di persone serie, che lavorano bene. Chi sbaglia, è giusto che paghi perché a lavoro bisogna fare il proprio dovere». (t.d.r.)
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