Quattro anni per il crac dell’impresa

21 Gennaio 2015

Giovane imprenditore di Tollo condannato per bancarotta, ma dietro c’è la crisi

CHIETI. Dietro il crac della sua azienda e la pesante condanna a quattro anni di reclusione in realtà c’è la crisi che avanza e non guarda più in faccia a nessuno. Umberto Evangelista, 40 da compiere venerdì prossimo, residente a Tollo, è stato condannato ieri mattina dal tribunale di Chieti (presidente Geremia Spiniello, giudice a latere Patrizia Medica) per bancarotta fraudolenta. Avrebbe distratto dai beni dell’azienda, dichiarata fallita il 28 giugno del 2011, qualcosa come 597mila euro. Era però di due anni di reclusione la pena chiesta dal pubblico ministero, Lucia Campo, al termine della sua requisitoria. Anche se poi Spiniello gli ha inflitto esattamente il doppio ritenendo grave e documentato il capo d’accusa secondo il quale Evangelista, amministratore della ditta Evantir, che si occupava di trasporti su gomma, avrebbe procurato un ingiusto vantaggio a se stesso, arrecando di conseguenza un danno grave ai suoi creditori, attraverso l’ingente distrazione di denaro prelevato dai conti correnti della società. Attraverso bonifici bancari o assegni o infine ricariche delle proprie carte di credito, l’imprenditore tollese avrebbe quindi dirottato i soldi della Evantir in un suo conto corrente personale acceso alla banca Tercas. Nel dettaglio, e sempre secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe distratto nel 2008 la somma di 52mila euro, l’anno successivo quella di 258mila euro e, a seguire, 247mila nel 2010 fino ai 38mila dirottati altrove poco prima del fallimento avvenuto nel 2011. A tutto ciò, si aggiungeva l’accusa di aver tenuto libri e scritture contabili in modo tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Ma Evangelista, come tanti altri, resta una vittima della crisi che, con un effetto domino, fa chiudere i rubinetti delle banche e uccide le aziende.(l.c.)