Quattro arresti per la sparatoria al bar

16 Aprile 2015

In manette anche il ferito. Erano armati con Berette calibro 9. Il regolamento di conti forse per il mercato della droga

SAN SALVO. Dodici colpi. Tre in sequenza, altri nove dopo una breve pausa. Ma non è stata la stessa pistola a sparare quei colpi. Le pistole sequestrate dai carabinieri dopo la sparatoria di martedì sera davanti al bar Evelin in contrada Stazione a San Salvo sono due: due Beretta calibro 9 detenute illegalmente. Ad impugnare le armi Fasli Faslia, 32 anni, disoccupato, già noto alle forze dell’ordine, e Clirim “Jimmi” Tafili, 46 anni, imprenditore edile. Entrambi sono albanesi. Il primo è stato ferito alle gambe da tre colpi di pistola. Questo non gli ha risparmiato l’arresto con l’accusa di tentato omicidio e porto abusivo di armi. Gli stessi reati sono contestati dai carabinieri a Tafili. Fasli è piantonato nell’ospedale San Pio, Tafili è nel carcere di Torre Sinello. I due sono stati arrestati pochi minuti dopo la sparatoria. Ieri pomeriggio, in via Duca degli Abruzzi, alle 18,30, sono state arrestate altre due persone: il fratello di Tafili, accusato solo di porto abusivo di arma, e un quarto albanese che deve rispondere anche lui del reato di tentato omicidio.

LE INDAGINI. «Siamo arrivati al capolinea di questa vicenda grazie anche ai colleghi del Nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti, intervenuti sul posto subito dopo gli spari», ha detto il tenente Domenico Fiorini. Ed è stato proprio l’arrivo immediato dei militari in contrada Stazione a permettere di accertare la dinamica e gli autori della sparatoria. Recuperati tutti i bossoli, rilevate impronte e indizi e ascoltati diversi testimoni.

L’AGGUATO. Martedì sera, verso le 22, mentre era in corso la partita di Champions della Juventus, Faslia ha raggiunto il bar Evelin. Tafili si trovava all’interno del bar che è gestito da un albanese con il fratello e un altro amico. Faslia era armato di pistola: una semiautomatica calibro 9. «Per motivi che stiamo cercando di scoprire, si è avvicinato all’ingresso del bar. Prima ancora di riuscire ad entrare è stato raggiunto da 3 colpi di pistola esplosi all’interno del locale. Anche se ferito, Faslia è riuscito a mettersi al riparo e ha risposto al fuoco esplodendo, a sua volta, altri colpi di pistola andati a vuoto. Poi si è accasciato», è la ricostruzione dei carabinieri. Sedato e trasportato d’urgenza dal 118 al San Pio, Faslia è stato ricoverato nel reparto di Chirurgia e contestualmente dichiarato in arresto per tentato omicidio e porto abusivo di armi. Tafili è stato raggiunto nella sua abitazione dove si era rifugiato sperando di farla franca. Ieri pomeriggio sono scattati gli altri due arresti.

IL MOVENTE. Il movente del regolamento di conti pare essere un conflitto d’interesse. Attorno ad alcuni dei protagonisti gravitano personaggi legati al mondo della droga. «Al momento non viene esclusa nessuna ipotesi ma è presto per arrivare alle conclusioni», sottolinea Fiorini. Probabile la connessione della sparatoria con l’attentato del 23 marzo ai danni del bar Totalino nell’area di servizio di via Del Porto: cinque colpi di pistola contro il bar gestito da un commerciante anche lui albanese. Il bar Evelin è gestito da un connazionale che prima aveva un bar in piazza Moro a San Salvo. Il bar Evelini ieri mattina è rimasto chiuso. Non è escluso che la Procura disponga un provvedimento di sospensione dell’attività. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Enrica Medori, stanno cercando di appurare quali sono i legami fra il barista di via Del Porto e quello del bar Evelin, testimoni entrambi di due drammatici regolamenti di conti ma anche fra i baristi e i protagonisti della sparatoria.

L’INTERROGATORIO DEGLI ARRESTI. L’interrogatorio in carcere per Clirim Tafili potrebbe tenersi già questa mattina. L’imprenditore è assistito dagli avvocati Giovanni e Antonello Cerella. Per Faslia Fasli occorre attendere l’esito dell'intervento chirurgico alla gamba e l’autorizzazione dei medici.

Paola Calvano

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