Quattro condanne diventano definitive

In Cassazione sei mesi a La Morgia, Di Toro, Toppetta e Carulli. Rinvio degli atti a Perugia per Di Giuseppe
LANCIANO. Si è chiuso dopo sei anni in Cassazione, tra ricorsi rigettati e accolti, il lungo processo sull’ex cda Ecolan, che vedeva imputati l’ex presidente Riccardo La Morgia, il suo vice Nicola Di Toro, i consiglieri Luigi Toppeta, Nicola Carulli, Camillo Di Giuseppe, e l’avvocato Giacomo Nicolucci, al quale erano state affidate consulenze legali. Erano accusati a vario titolo di abuso di ufficio continuato in concorso. La Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da La Morgia, Di Toro, Toppeta e Carulli, assolti in primo grado e condannati in appello a 8 mesi, e li ha condannati a 6 mesi di reclusione, pena sospesa. Per il reato di abuso, per aver affidato consulenze legali a Nicolucci, l’avvocato Toppeta e l’ingegnere Carulli sono stati assolti per non aver commesso il fatto. Gli ingegneri La Morgia, Di Toro e l’avvocato Nicolucci sono stati assolti per prescrizione. Per Di Giuseppe, ex sindaco di Altino ed ex presidente provinciale Pd, invece la Cassazione ha annullato la sentenza dell’appello (condanna a 6 mesi per due delibere per affidamento incarichi legali) e inviato gli atti a Perugia. Di Giuseppe si era dimesso dal Cda dell’ente nel luglio 2009. Il procuratore generale aveva chiesto l’annullamento delle sentenze della corte di appello dell’Aquila e il rinvio degli atti a Perugia per tutti. Dopo 6 anni si è chiusa la vicenda legata agli “incarichi d’oro” all’ex consorzio rifiuti, oggi Ecolan, con il pronunciamento definitivo della Cassazione. L’inchiesta partì nel febbraio 2011 dopo la denuncia del dottor Gianpanfilo Tartaglia presidente che succedette a La Morgia al Consorzio rifiuti. Dalla fine del 2012 iniziarono i processi, tra rinvii a giudizio e sentenze. La Cassazione ora ha sostanzialmente confermato quanto deciso lo scorso anno dalla corte di appello dell’Aquila che aveva stravolto la sentenza assolutoria di primo grado condannando l’ex presidente La Morgia, il suo vice Di Toro, e gli ex componenti del Cda, Toppeta e Carulli, ma ha ridotto la pena da otto a sei mesi, pena sospesa. Per l’accusa, l’abuso sarebbe consisto nella violazione dello statuto dell’ente perché, seppur decaduti per scadenza di mandato nel giugno 2009, erano rimasti in carica fino al 15 ottobre 2009 (tranne Di Giuseppe, dimessosi a luglio 2009) introitando178mila euro, senza convocare l’assemblea dei soci per il rinnovo delle cariche. Non solo, i quattro, assieme a Nicolucci rispondevano anche dell’abuso per aver dato incarichi legali a Nicolucci, prorogati di volta in volta. Ma in questo caso Toppeta e Carulli sono stati assolti con formula piena, invece La Morgia, Di Toro e Nicolucci assolti per prescrizione del reato. Diversa la posizione dell’ex esponente Pd Di Giuseppe, perché gli atti che riguardano l’affidamento di due incarichi legali (tramite delibere del 19 giugno 2008 e del 16 dicembre 2008) a Nicolucci sono stati annullati e rinviati alla corte di appello di Perugia. Per lui resta l’assoluzione di primo grado. In realtà nell’aprile 2015, in primo grado, tutti furono assolti con formula piena da tutte le accuse di abuso e nomine. A ricorrere contro l’assoluzione dei sei era stato, nel luglio 2015, l’allora procuratore capo Francesco Menditto, che in primo grado aveva chiesto pene tra uno e due anni di reclusione. La corte di appello con una sentenza e una ordinanza aveva ribaltato la decisione dei giudici frentani condannando a vario titolo tutti tra 6 e 8 mesi. Ora la Cassazione ha messo un punto, tranne che per Di Giuseppe, che dovrà attendere la decisione della corte perugina.
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