Quei ragazzi del Vico scesi sulla Luna

7 Luglio 2019

Da Zappacosta a Tonita Di Nisio, Tragnone e gli altri: 50 anni fa la maturità al Classico nel giorno dell’impresa dell’Apollo 11

CHIETI. La compagnia della Luna, questo è il titolo. «Si è pensato a qualcosa di importante», spiega Tonita Di Nisio, professoressa ora in pensione, «per celebrare, appunto, i cinquant’anni dalla nostra maturità. Non solo una cena tra ex compagni di scuola, ma qualcosa di più. Alla riscoperta di attitudini e passioni, magari messe da parte e di quel senso di appartenenza che non è comunque mai venuto meno». Fino all’organizzazione di due conviviali, alla proiezione del filmato “La porta del tempo”, realizzato dall’informatico Silvano Palazzese, alla stampa dello storico giornalino “Il Filonista” e, nel ricordo, appunto, dell’allunaggio dell’Apollo 11, alla costituzione di un gruppo teatrale che ha portato alla rappresentazione di “Tutta colpa della luna”, più che mai liberamente tratta da un’opera dell’attore teatino Andrea Cosentino, anche lui ex allievo del Vico. Un tuffo nel passato che ha coinvolto tante persone.
«I nostri anni di liceo hanno attraversato cambiamenti storici epocali», continua Tonita, «da Malcom X a Martin Luther King, da Mao ai Beatles, da Che Guevara alla dittatura dei colonnelli in Grecia fino al suicidio a Praga di Jan Palach. Salpavamo verso l’età della coscienza tra tante circostanze che sfumavano nello yellow power, un segno distintivo scaturito dal colore delle nostre magliette nei tornei studenteschi».
IL COLLEGE DI ZAPPACOSTA. Per partecipare al calibrato e dolce amarcord della costituenda “Compagnia della Luna”, è tornato dagli Stati Uniti anche l’ingegner Pierluigi Zappacosta, tra i fondatori della Logitech, multinazionale famosa, tra l’altro, per aver introdotto sul mercato i primi mouse: «Non volevo assolutamente mancare a questa bella iniziativa anche perché ho sempre considerato importanti per la mia esperienza formativa gli anni trascorsi in un liceo dove si respirava un’atmosfera riconducibile a quella dei college statunitensi e che non esiste nelle università italiane. Perfetta l’organizzazione dei compagni di scuola, ricordo ancora la figura del preside Mario Perilli che, con il suo carisma, in un certo senso attirava sulla cattedra del Vico insegnanti di grande spessore». L’ingegner Zappacosta tra i banchi? Praticamente un coro: «Garbato, simpatico e sempre disponibile con tutti nonostante già si capiva chiaramente che era na coccia, una testa pensante che sarebbe arrivata molto lontano».
SIT SANE. Selezione rigorosa, dalle tre sezioni ginnasiali si passò alle due per il triennio di liceo. «I professori ripetevano di continuo che eravamo destinati a rappresentare la classe dirigente del futuro e bisognava comportarsi di conseguenza», sottolinea Antonello Nuzzo, primario di oncologia, mentre Brunello Menozzi, dirigente dell’Agenzia delle Entrate, ricorda il sollievo suscitato dal decreto con il quale, proprio in quell’anno, fu cambiato il programma d’esame e ridotto il numero di prove della maturità. Erano gli anni della serie televisiva “La freccia nera” con la stessa destinata a comparire improvvisamente, vergata in maniera forse più simile ad un simbolo fallico, tra libri e quaderni. Simpatica goliardia, insomma, con un dotto e circostanziato dibattito sul sit sane, ovvero “sia pure”, pronunciato da don Antonio Mariani, granitico docente di latino, per sdoganare la pesante invettiva urlata da uno studente colpito al volto da un manufatto, scagliato con una fionda da un altro banco, durante una lezione.
Mentre non ha ancora metabolizzato la delusione per la mancata partecipazione a una dimostrazione di volo l’imprenditore Nicola Palmieri: «Ci fu detto che noi del terzo, in vista della maturità, non potevamo perdere un giorno di scuola».
RAGAZZI PER SEMPRE. Dai berretti ed i guanti delle convittrici alla minigonna di Mari Quant, cinque anni segnati da profondi cambiamenti nonché dalla passione per il “casco d’oro” di Caterina Caselli, attribuita a Pino Tragnone, che divideva con il compianto Alfredo Pretaroli il “banco dei futuri notai”, e dagli allenamenti all’aperto dei professori Aldo e Anna Boni. Tante risate e un velo di malinconia pensando a chi non c’è più.
«Ho un grande ricordo di Miria Ciarma, direttrice dell’Archivio di Stato scomparsa tragicamente due anni fa», conclude Tonita. «Già allora rigorosa, corretta e responsabile, era molto infastidita quando un professore, scherzando ma non troppo, sosteneva che la sua materia non si addiceva “alle femmine”, tra le compiaciute risate della maggioranza maschile dell’aula». Al cui esterno arrivavano i primi echi della contestazione studentesca. Mezzo secolo fa. E oggi, quelli della “Compagnia della Luna” ci hanno preso gusto e, a fine luglio, nell’ambito de “Il Giardino delle Pubbliche Letture", torneranno in scena nel chiostro del Gibbì Vico. Ragazzi per sempre .