«Quei topolini si potevano salvare»

13 Febbraio 2015

Caporale: ero consigliere regionale ma al Negri Sud mi vietarono l’ingresso

SANTA MARIA IMBARO. «Il processo del 25 giugno sull’uccisione di centinaia di cavie da laboratorio potrebbe segnare una nuova data nella battaglia di una ricerca vera, scientifica, e che non ricorre all’uso di animali». L’associazione Animalisti Italiani onlus, per voce del presidente Walter Caporale, interviene sulla vicenda dell’abbattimento di centinaia di topolini da laboratorio dell’istituto Mario Negri Sud in seguito a una pesantissima crisi economica e per la quale risulta imputato il direttore amministrativo del centro, Tommaso Pagliani, rinviato a giudizio dalla Procura di Lanciano.

«Quando venni a sapere delle intenzioni dell’istituto riguardo lo stabulario», racconta Caporale, «scrissi immediatamente al direttore del Negri Sud, comunicandogli la disponibilità immediata di Animalisti Italiani a farsi carico della salvezza delle cavie e del loro trasferimento, per evitare la loro uccisione. Chiamai subito il Negri Sud chiedendo un incontro immediato e urgente con il direttore, andando subito sul posto, poiché era in gioco la vita di centinaia di animali. All’epoca ero anche consigliere regionale abruzzese e avevo il diritto e l’autorità di entrare nell’Istituto per verificare le condizioni degli animali e degli stabulari, visto che la mia Regione ha purtroppo per anni stanziato centinaia di migliaia di euro di finanziamenti ai torturatori di animali. Il direttore Pagliani, che ho provveduto a denunciare, per tutta risposta al mio arrivo in istituto chiese ai carabinieri di bloccarmi l’ingresso.

«Dopo la sentenza di Green Hill», commenta l’avvocato di Animalisti Italiani, Michele Pezone, «si apre un nuovo processo, stavolta in Abruzzo, che ha ad oggetto scelte gestionali dettate da motivi economici nei luoghi dove si fa sperimentazione animale, in questo caso a discapito dei topolini verso i quali la Procura ha mostrato una grande sensibilità, decidendo di non archiviare il caso, ma di sottoporre la vicenda al vaglio della magistratura». (d.d.l.)

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