«Quel manifesto che offende le donne deve scomparire»

1 Aprile 2016

Si muove il Corecom, ma tocca al sindaco far coprire i “6x3” La grande indignazione di Sclocco, Caiani e Di Vincenzo

CHIETI. Il manifesto pubblicitario indigna e il Corecom si attiva per farlo coprire. Il caso è quello di una campagna pubblicitaria con l’immagine di bella ragazza in costume da bagno arancione, con le braccia allargate e l’atteggiamento “aperto” verso il mondo, accompagnata da una scritta che dice in grande “la diamo a tutti” e poi spiega in carattere leggermente minore “…l’Adsl dove non c’è”.

È la pubblicità di una ditta di Silvi, la Connetti.it, che da diversi giorni campeggia su mega manifesti sparsi tra Chieti e Pescara. Ma il doppio senso di quel “la diamo a tutti” non ha mancato di suscitare indignazione. Soprattutto perché la campagna pubblicitaria punta tutto sull’uso, o se si vuole abuso, del corpo della donna a scopo commerciale, secondo un vecchio schema che sembrava anche un po’ superato ma che, evidentemente, non manca di attirare l’attenzione sul prodotto. Solo che questa volta l’attenzione non è stata attirata solo sull’asymmetric digital subscriber line, il cui acronimo è appunto Adsl, ma sul messaggio subliminale intrinseco alla comunicazione, con la ragazza che vuole dare a tutti la… linea asimmetrica di collegamento digitale.

«Quando mi trovo di fronte a cose del genere, penso che non siamo nel 2016, ma molto più indietro», commenta a caldo l’assessore regionale alle Pari opportunità, Marinella Sclocco. “Non intendo assolutamente criminalizzare il cartellone pubblicitario, che però è sintomo di un sostrato culturale per nulla rassicurante. Così come non sono rassicuranti i dati riguardo alla violenza sulle donne in Abruzzo, che doppiano la media italiana. Non voglio certo mettere in correlazione una semplice pubblicità con la ricerca appena pubblicata sulla violenza contro le donne, dico solo che quando si ha a che fare con i cambiamenti culturali tutto ha un proprio peso».

L’assessore riferisce di aver ricevuto diverse lamentele sulla campagna pubblicitaria e di aver a sua volta riferito al Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni che, sebbene per via indiretta, può occuparsi anche della comunicazione pubblicitaria. Il presidente è Filippo Lucci che ci dice che «già circa un anno e mezzo fa ci eravamo attivati per far sparire questo tipo di pubblicità della stessa ditta. Allora facemmo una segnalazione allo Iap, l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, l’organo preposto per questo tipo di problemi. Lo Iap ha attivato un protocollo d’intesa con l’Anci, l’associazione dei Comuni, che prevede che, se il cartellone pubblicitario si trova su strade comunali, è lo stesso Comune che può attivarsi, qualora se ne ravveda la necessità, per far coprire i cartelloni. In questo caso, quando facemmo la segnalazione, la cosa andò a finire bene, perché i cartelloni sparirono.

Ora che sono tornati, abbiamo nuovamente provveduto ad allertare lo Iap che deciderà in base a quanto ha stabilito dall’apposito Codice di autoregolamentazione. Se la pubblicità verrà giudicata di tipo sessista, saranno i Comuni di Chieti e Pescara che provvederanno a coprire i cartelloni». «Credo che le cose che diciamo e predichiamo tutti i giorni non possano solo avere un valore retorico. Occorre passare dalle parole ai fatti», dice Cinzia Di Vincenzo, esponente della Consulta delle associazioni cittadine, «questo cartellone indigna non solo per l’abuso del corpo femminile a scopi commerciali, ma anche perché è violentemente diseducativo».

Proprio all’aspetto educativo ha pensato anche Carmela Caiani, insegnante e coordinatrice del Consiglio comunale dei ragazzi. «L’immagine è lesiva della dignità della donna», dice, «e da donna il messaggio pubblicitario, tra l’altro sbattuto su cartelloni così grandi che neanche a farlo apposta sono tutti vicino alle scuole di Chieti Scalo, mi ha dato enormemente fastidio». Quanto infine alla Connetti.it di Silvi, abbiamo cercato di contattare l’amministratore, Carlo Bianchi, ma ieri non era in sede e, nonostante i messaggi lasciati, è stato impossibile parlarci.