«Quest’aria malsana ci fa ammalare tutti»

9 Giugno 2016

Madonna delle Piane, la denuncia dopo mesi di cattivo odore. Marzoli paladino della protesta

CHIETI. La zona di Madonna delle Piane fino al Villaggio Celdit è invasa da un’aria sempre più malsana e maleodorante, i residenti continuano ad ammalarsi. Questo il dato concreto che ad oggi gli abitanti rilevano, ma non ancora si è in grado di stabilire quali siano le cause precise del disagio crescente. Molti i residenti che non ce la fanno più, sbottano così: «Ci sono delle sere in cui non riusciamo ad aprire le finestre a causa della puzza di plastica e non solo. Quali le soluzioni, allora?

Si parla molto della riqualificazione del centro, ma lo scalo sembra essere stato dimenticato. E si dimentica pure che il nucleo pulsante dell’economia cittadina è proprio qui».

La situazione, eppure, è nota. Già Nel 2014 a intervenire fu l’Arta, non rilevando però alcun sforamento dei limiti consentiti per quanto riguarda sostanze tossiche presenti nell’aria. D’altronde, l’ampia zona vede un concentramento di diverse industrie che spiegherebbero la presenza di metalli come Cadmio, Arsenico, Nichel e Piombo (si veda il rapporto dell’Arta datato 1 luglio 2014, zona industriale).

È il consigliere comunale del Pd Alessandro Marzoli a rendere nuovamente nota la questione irrisolta: «Abbiamo proposto un’interrogazione consiliare sul fatto. Non è possibile che la massima autorità sanitaria della città – il sindaco – non si assuma le sue responsabilità. Negli ultimi anni qui aumentano i casi di tumore, ad esempio. Ma come comprenderne le cause se non ancora esiste un “registro tumori” che monitori la situazione locale? Le rilevazioni di sostanze tossiche non avvengono dal 2014. Le centraline fisse per i rilevamenti non funzionano più da un anno ma l’amministrazione non fa nulla. Questo è gravissimo, anche se per ora siamo riusciti ad ottenere il monitoraggio con centraline mobili per un mese. Ma è solo un primo passo. Dobbiamo capire le cause reali di questa situazione, l’amministrazione deve scegliere che fare di questa vastissima area».

La preoccupazione dei residenti è ancora grande: «Che fine faranno le attività commerciali? Per non parlare della nostra salute. Siamo preoccupati per i nostri figli» ci dicono. Tante sono state le sollecitazioni, come quelle portate avanti fra mille difficoltà dal comitato “Villablocc” a cui aderiscono cittadini della zona industriale. «Non vogliamo creare allarmismi, questa è una battaglia senza bandiere. Fino ad ora, però, si è scelto di non scegliere», conclude Marzoli.

Edoardo Raimondi