«Qui non faccio niente»: la Sevel lo licenzia

Atessa. Invalido raccontò al Centro la sua emarginazione per il cambio di mansione. Fim: lo tuteleremo
ATESSA. Licenziato per aver raccontato il disagio vissuto sul posto di lavoro sulle pagine del Centro. È quanto accaduto a Mario Cassino, dipendente Sevel che lo scorso febbraio aveva sfogato tutto il suo rammarico e il suo dolore per una situazione lavorativa che lo stava angosciando da diversi mesi. Cassino, portatore di due diverse invalidità alla gamba, aveva detto di sentirsi «inutile ed emarginato» dal momento che veniva pagato per rimanere tutto il giorno in area relax senza far niente. Questo perché in seguito a numerose assenze per subire due operazioni chirurgiche, così come continua a sostenere, era stato spostato dalla sua vecchia e storica postazione in un reparto chiamato preparazione, in una Unità tecnologica elementare (Ute) dove dovrebbe svolgere il lavoro in piedi, cosa per lui impossibile. Anche a causa di problemi nell’indossare speciali scarpe antinfortunistiche, il dipendente sarebbe stato quindi destinato all’area relax.
Ma per la Sevel, che gli ha inoltrato una lettera di contestazione, Cassino avrebbe fornito false informazioni e una descrizione non veritiera della realtà dei fatti. Le sue giustificazioni fornite via lettera all’azienda non sono bastate, di qui il licenziamento. Ma con l’operaio si schiera la Fim-Cisl per voce del segretario generale di Fim Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, che ha inviato una nota stampa sulla vicenda. «Segnaliamo la gravità del comportamento della Sevel in occasione del licenziamento del componente del proprio direttivo sindacale, Mario Cassino», rimarca Bologna nella nota, «a cui è stata contestata la gravità dei comportamenti e la legittimità del licenziamento per giusta causa in seguito a un articolo sul Centro in cui il nostro iscritto, visibilmente provato dalle proprie patologie e dal comportamento aziendale, a suo dire non corretto, aveva espresso il proprio disappunto nei confronti dell'azienda. Il sindacato», prosegue Bologna, «tutelerà il proprio iscritto in tutte le sedi, a maggior ragione, in un momento di intensa discussione sindacale con l’azienda sulla problematica dei turni, nel quale si è innestato questo ingiustificato licenziamento». La Fim regionale si dice quindi «convinta della correttezza del comportamento del lavoratore le cui ragioni e cui diritti verranno tutelati dal legale Pierpaolo Andreoni». (d.d.l.)
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