Rabbia e accuse per una discarica mai bonificata

29 Giugno 2015

Argenio: è criminalità organizzata. Febo: Di Primio sapeva? Il Wwf: scelgono sempre il sabato. Marzoli: allarme ignorato

CHIETI. «Scene da ecomafie nella terra dei fuochi». Il neo consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Ottavio Argenio, arrivato nella notte a Colle Marcone mentre la discarica bruciava, non ha dubbi: «Stesso modus operandi della criminalità organizzata che preferisce bruciare e cancellare per sempre le prove dei misfatti, ma noi "gufi grillini" avevamo già denunciato da più di un anno il potenziale inquinante ed i pericoli legati a quell’area, peraltro già interessata da un procedimento penale risalente al 2009 e già concluso». Argenio annuncia per oggi un flash mob sul Corso alle 19,30 e sottolinea anche la difficoltà con cui si sono svolte le operazioni di spegnimento dell’incendio con la strada provinciale non percorribile da oltre un anno e i pompieri impossibilitati ad intervenire con gli idranti. Il consigliere pentastellato ricorda anche come il collega di partito Alfredo Mantini, consigliere comunale di Bucchianico, avesse a più riprese chiesto di liberare la provinciale dalla frana, da ultimo anche con una nota indirizzata al prefetto. Anche la presenza della discarica era ben nota, dicono i grillini che aprono il capitolo delle responsabilità, chiamando in causa Comune, Provincia, Regione, Prefettura e Procura. Il Wwf, invece, solleva un altro problema, per altro già rimarcato da anni dall’associazione, quello della mancata reperibilità dei tecnici dell’Arta nei giorni festivi. Cosicché, guarda caso, gli incendi dolosi che si sono susseguiti nelle discariche della val Pescara sono scoppiati spesso proprio nelle notti dei weekend. «Non contiamo più gli incendi delle discariche, abusive e non, innescati quasi tutti nella notte tra sabato e domenica o comunque in giornate festive», dice infatti il presidente del Wwf Chieti-Pescara, Nicoletta Di Francesco, «quando l’Arta non ha reperibilità ed è più difficile scoprire che cosa esattamente stia bruciando e quali sostanze siano presenti nei fumi». La Di Francesco se la prende anche con il sindaco di Chieti, «primo responsabile della tutela della salute della comunità, che cosa ha fatto? Si è interessato del problema?» Al sindaco Di Primio arriva anche la prima interrogazione del rivale sconfitto al ballottaggio, Luigi Febo, che lo richiama bruscamente alle sue responsabilità. «In merito all’incendio avvenuto, presupponendo che fosse a conoscenza dell’esistenza della discarica abusiva e del sequestro dell’area da parte delle autorità competenti, cosa», chiede Febo, «l’amministrazione comunale ha fatto per mettere in sicurezza l’area in oggetto?».

Il consigliere vuole anche sapere «se, prima del servizio giornalistico pubblicato dal quotidiano “Il Centro” il sindaco abbia ricevuto segnalazione su eventuali pericoli derivanti dalla discarica abusiva da parte delle autorità competenti (Asl, Prefettura, Arta, ecc.)», e, se sì, «quale azioni sono state intraprese per la tutela della salute dei cittadini». L’interrogazione termina chiedendo, infine, cosa il sindaco intenda fare per tutelare la salute dei cittadine dopo il rogo. «Gravissimo», rincara la dose il consigliere del Pd, Alessandro Marzoli, «che si conoscesse da tempo l’esistenza di rifiuti pericolosi sulla collina teatina e che nonostante questo non si sia riusciti ad impedire che quei rifiuti potessero essere incendiati. Non è bastato un ampio servizio del quotidiano “Il Centro” che ha acceso i riflettori sulla discarica per evitare la vergogna dell’incendio, divampato di notte pochi giorni dopo che la notizia è stata divulgata e senza che si siano aumentati controlli e vigilanza sul sito a rischio».

“Era un atto prevedibile», dicono infine Annalisa Settimio di Sel e Alessandro Fortuna dell’Altra Chieti, che auspicano «un’inchiesta seria» e puntano il dito contro Di Primio chiedendone le dimissioni.

Arianna Iannotti