Radicali in campo per Pellegrini

Gli avvocati Di Nanna e Rossodivita: usa la marijuana per curarsi
CHIETI. Difesa “radicale” per Fabrizio Pellegrini. La difesa del quarantottenne teatino, rinchiuso dallo scorso mese di giugno in carcere a Madonna del Freddo, perché coltivava cannabis indica e possedeva marijuana nella sua casa di Filippone, è passata da qualche giorno nelle mani di due avvocati dal nome noto, il teramano Vincenzo Di Nanna, segretario di Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi, e Giuseppe Rossodivita, segretario del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei. L’attenzione degli avvocati radicali è stata richiamata dal fatto che Pellegrini, afflitto da una dolorosa patologia cronica, ha sempre sostenuto di coltivare marijuana ad uso terapeutico.
I legali si sono subito attivati presentando ricorso presso l’Ufficio del magistrato di sorveglianza di Pescara e il Tribunale di sorveglianza dell’Aquila, chiedendo il differimento dell’esecuzione della pena, in ragione dell’incompatibilità con il regime carcerario.
«Ho visitato in carcere Pellegrini», ha detto Di Nanna, «e l’ho trovato in condizione di salute visibilmente peggiorate. Pellegrini non è in grado di curarsi, visto che trova giovamento solo con l’assunzione di marijuana, visto che tra l’altro è affetto anche da una forma di intolleranza certificata agli antidolorifici e ai cortisonici». In subordine i due avvocati chiedono che il Tribunale di sorveglianza voglia concedere al recluso il beneficio della detenzione domiciliare. (a.i.)

