Raduno in piazza San Vitale poi corteo e commemorazioni

SAN SALVO. Ricorrenza del 25 a San Salvo: in piazza San Vitale, dalle 18, si tiene il raduno delle associazioni combattentistiche e d’arma e le rappresentanze delle scuole cittadine. In corteo, dopo...
SAN SALVO. Ricorrenza del 25 a San Salvo: in piazza San Vitale, dalle 18, si tiene il raduno delle associazioni combattentistiche e d’arma e le rappresentanze delle scuole cittadine. In corteo, dopo aver sfilato su corso Umberto, via San Giuseppe, via De Vito e corso Garibaldi, raggiungono il Monumento ai caduti dove c’è la benedizione e la deposizione di una corona d’alloro e l’intervento commemorativo. «Oggi ancora più di ieri», commenta il sindaco Tiziana Magnacca, «è importante fare memoriale perché spesso il tempo contribuisce a edulcorare i ricordi. Per questa ragione sono convinta della necessità di promuovere tra gli studenti in maniera costante e continua la conoscenza della storia perché sia sempre più condivisa. La Costituzione italiana, di cui quest’anno è il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore, è il risultato del patto tra uomini e donne liberi che ha stabilito le regole fondanti della convivenza democratica».
Intanto ieri pomeriggio, c’è stato il primo appuntamento alla Porta della terra con lo spettacolo proposto dall’assessorato alla cultura e curato dall’attrice Francesca Camilla D’Amico per un momento di riflessione storica prendendo spunto dal libro “Poor people, poor us” scritto dal caporalmaggiore neozelandese John Evelyn Broad, fatto prigioniero a Sulmona. Due momenti celebrativi per fare memoria di eventi che contribuirono a costruire la storia repubblicana d'Italia. “Poor people, poor us” è stato pubblicato nel 1945 e aggiunge un’altra straordinaria testimonianza alla memorialistica dei prigionieri alleati fuggiti dai campi di detenzione in Abruzzo dopo l’8 settembre 1943. Nato da otto diari, è il racconto della sofferta sopravvivenza dell’autore che, dopo quasi un anno di disumana prigionia nel campo italiano di Bengasi e di dodici giorni di dura traversata, viene rinchiuso nel campo di lavoro del villaggio di Acquafredda dal quale riesce a scappare con due compagni. I tre fuggitivi vivono in condizioni estreme nelle grotte, nei fienili, e nelle masserie della valle dell’Orfento, nascosti e sostenuti per sette mesi dai pastori e dai contadini di Caramanico e dallo stesso Podestà. La vicenda si conclude con il superamento del Blockhaus sulla Maiella e il raggiungimento degli alleati inglesi il 15 aprile 1944.
Serena Colecchia
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