Ragazzi disabili, un aiuto anche dallo sport

Progetto Anffas con San Stefar e Unibasket per dare autonomia agli adolescenti con problemi cognitivi
LANCIANO. Adolescenti con disabilità intellettiva o relazionale che, una volta terminato il percorso riabilitativo, hanno bisogno di mettersi alla prova nel quotidiano e a contatto con gli altri. A loro è rivolto il progetto “Ape (autonomia, progetti per il futuro, esperienza)” avviato, con il contributo della Regione, dall’Anffas onlus Lanciano, in collaborazione con il centro riabilitativo San Stefar e la società sportiva Unibasket.
«In anni di esperienza», spiega Simona Mutti, coordinatrice dell’Anffas onlus Lanciano, presieduta dal medico Carlo Martelli, «abbiamo intercettato una fascia di utenti che, uscita dai servizi riabilitativi, non trova contesti in cui spendere le abilità acquisite in ambulatorio e raggiungere ulteriori obiettivi. L’auspicio è che sia un punto di partenza per altri ragazzi del territorio e un'esperienza da esportare in altre realtà abruzzesi».
«Abbiamo l’opportunità di collaborare con l’Anffas per indirizzare alcuni dei nostri ragazzi in un percorso di autonomia personale e sociale», dice Filippo Zulli, direttore medico del centro riabilitazione San Stefar, «in una continuità assistenziale che non è solo dal punto di vista riabilitativo».
Il progetto Ape è partito a settembre e oggi vede coinvolti 9 giovani con disabilità dagli 11 ai 14 anni. «L’obiettivo è incrementare le abilità e le competenze di adolescenti e preadolescenti con difficoltà cognitive, comportamentali e relazionali», spiega la psicoterapeuta Candida Marchione, referente del progetto, «favorendo la loro autonomia nell’uso del denaro, del telefono o del computer, nella cura dell’igiene e del vestiario, nell’uso dei servizi ma anche nel saper comunicare e relazionarsi con gli altri. Per questo, oltre a un incontro settimanale, organizziamo un’uscita serale al mese per mettere in campo le capacità che apprendono man mano. È previsto anche un percorso parallelo rivolto ai familiari dei ragazzi inseriti nel progetto».
L’ultimo passo è il rapporto con il territorio, per creare occasioni protette in cui i ragazzi possono mettersi alla prova senza gli educatori. «Siamo orgogliosi e contenti di far parte del progetto», dice Egidio Salati, allenatore della Unibasket Lanciano che ha iniziato ad allenare sei di questi ragazzi, «il sogno è quello di creare una squadra di baskin, in cui ragazzi normali e ragazzi speciali giochino insieme».
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