Raggira il nipote disabile e gli ruba i soldi

Un 87enne a processo con l’accusa di circonvenzione d’incapace: si è anche accreditato come tutore senza averne titolo
CHIETI. È accusato di aver raggirato il nipote disabile sottraendogli per anni lo stipendio. Un 87enne residente a Chieti, in passato anche ai vertici di istituti pubblici per la tutela dei più deboli, è finito sotto processo dopo le indagini della guardia di finanza. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca. Uno dei due capi di imputazione è stato derubricato da estorsione in circonvenzione d’incapace, che si aggiunge all’accusa di sostituzione di persona. L’anziano, difeso dagli avvocati Italo Colaneri e Maria Rita Salute, respinge ogni accusa.
L’inchiesta è nata quando le sorelle della vittima, assistite dall’avvocato Marco Di Giulio, hanno presentato una denuncia alla guardia di finanza. Le donne hanno raccontato che, dopo la morte della madre, sono venute a conoscenza di come il fratello disabile, in cura da tempo al Centro di salute mentale di Chieti, ricevesse «pretese vessatorie» dallo zio. In particolare, secondo l’esposto, il malcapitato percepiva 1.000 euro con cadenza bimestrale per il lavoro svolto in una onlus: veniva costretto a prelevare e consegnare 700 euro all’imputato, che gliene lasciava solo 300 per le necessità quotidiane, «con la minaccia di farlo rinchiudere in un istituto di cura facendolo considerare pazzo», è scritto sulle carte dell’inchiesta. «La vittima ha confidato alle sorelle che lo zio lo aveva obbligato a firmare alcune carte con le quali gli aveva fatto riconoscere un’invalidità civile, costringendolo mensilmente a fare una non meglio precisata puntura al Centro di igiene mentale». Non solo: le denuncianti hanno appreso che il fratello «viveva da solo in un modesto appartamento in affitto a Chieti, senza riscaldamento e gas. Le condizioni dell’uomo apparivano peraltro molto precarie: i vestiti gli venivano regalati da conoscenti, mentre a offrigli il pranzo era una parente». Dalle successive verifiche è emerso che il disabile percepiva 800 euro per una pensione di invalidità civile e per una di reversibilità. Le due donne hanno sottolineato di essere seriamente preoccupate, anche perché l’imputato «aveva paventato ampie conoscenze sia politiche, sia all’interno di uffici pubblici, tanto da aver riferito in un’occasione al malcapitato di averlo denunciato alla polizia (circostanza peraltro non vera)». Ascoltata dagli investigatori, la vittima ha negato di aver ricevuto minacce. Ma, secondo la procura, ha cambiato versione – rispetto alla confidenze fatte alle sorelle – solo per timore. Ora le accuse andranno dimostrate durante il dibattimento. La contestazione di sostituzione di persona è legata al fatto che, «in occasione delle visite del nipote al Centro di salute mentale e nei rapporti con i medici della struttura, l’imputato si è accreditato falsamente come tutore del paziente, pur non essendo stato mai incaricato dal tribunale».

