Raggiro della biancheria, donna a processo

Venditrice accusata di circonvenzione d’incapace: contratti per 49mila euro. Il caso finì dalla D’Urso
CHIETI. È accusata di aver approfittato della fragilità di una donna di 62 anni, inducendola a sottoscrivere sette contratti di fornitura di biancheria per un importo totale di 49.280 euro, da pagare in 242 rate. Tiziana Cerroni, 60enne di Ferentino (Frosinone), venditrice porta a porta, è finita sotto processo per il reato di circonvenzione d’incapace. A disporre il rinvio a giudizio è stato il giudice Andrea Di Berardino: la prima udienza è in programma il 12 aprile. Della vicenda, al momento della denuncia, si era occupata anche la trasmissione Pomeriggio 5 di Barbara D’Urso: la signor Eva, vittima del raggiro, si era collegata dalla sua abitazione di Bucchianico e aveva raccontato la sua storia.
In base alla ricostruzione dei carabinieri della locale stazione, il reato si è protratto dal 13 marzo del 2017 al 16 aprile dell’anno successivo. Un primo contatto tra le donne è avvenuto tramite la nuora della vittima. In sostanza, l’imputata ha sfruttato la buona fede e la vulnerabilità di Eva. «Ha iniziato a prendere confidenza: ha detto che voleva venirmi a trovare. La prima cosa che ho comprato», ha raccontato la 62enne, «è stato un piumone. Poi ha cominciato a frequentare casa mia sempre più spesso, almeno tre o quattro volte al mese, e ogni volta mi faceva firmare dei contratti».
A lanciare l’allarme è stato il figlio di Eva, contattato dal direttore di banca per segnalare un assegno scoperto da 900 euro. Una perizia medica ha confermato che l’imputata, «avendo compreso la situazione della signora, è stata in grado di instaurare una pressione morale idonea al risultato affinché la vittima prestasse il suo consenso al compimento dell’atto dannoso». Eva, assistita dall’avvocato Marco Femminella, si è costituita parte civile e chiede il risarcimento dei danni. (g.let.)

