Raid razzisti, indagini ad Atessa

15 Gennaio 2016

Perquisizione a uno dei tredici estremisti di destra accusati di violenze e minacce contro bengalesi

ATESSA. Spedizioni punitive contro cittadini del Bangladesh. Violenze e vessazioni nei confronti di militanti di opposta fazione politica. È della zona di Atessa uno dei tredici indagati dell’inchiesta della Procura di Roma. Ieri mattina i carabinieri del Ros hanno eseguito una perquisizione nell’area sangrina, come anche nelle province di Roma e Ferrara.

Le accuse a vario titolo nei confronti degli indagati sono per associazione finalizzata all’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, istigazione alla discriminazione e alla commissione di atti di violenza per motivi razziali, minaccia, lesioni, detenzione di armi da sparo e altri reati.

I tredici indagati, secondo i magistrati, sono tutti «accomunati da una vocazione ideologica di estrema destra nazionalsocialista». Le indagini sono state avviata dal Ros nel novembre 2013, a seguito di alcuni episodi dcommessi, a Roma, contro cittadini bengalesi. Dall’inchiesta è emersa l’esistenza di un gruppo criminale gravitante nell’ambito dell’estrema destra romana che, spiegano i carabinieri, «per la risoluzione delle controversie, faceva sistematico ricorso alla violenza e alle aggressioni nei confronti dei militanti di opposta o concorrente fazione politica» e «attuava un rigoroso e talvolta violento indottrinamento dei suoi appartenenti, anche minorenni, al fine di assicurare il rispetto delle regole interne al gruppo e consolidarne le gerarchie».

Gli immigrati del Bangladesh erano considerati “obiettivi perfetti” «perché non reagiscono e non denunciano». Le aggressioni agli stranieri sarebbero almeno una cinquantina tra novembre 2012 e novembre 2013. Nel maggio 2012, a Roma, due soggetti gravitanti nell’area politica di estrema destra, venivano tratti in arresto per rapina ai danni di un cittadino bengalese.

Ma gli indagati, secondo le accuse della Procura romana, non propagandavano solo tesi «negazioniste dell’olocausto» e della «superiorità della razza bianca», come accadeva dai profili Facebook di almeno quattro degli indagati, alcuni aperti sotto pseudonimi tipo “Barzum”.

Né si limitavano a «incitare alla discriminazione alla violenza razziale» via web, avvicinando i minorenni «all’ideologia estremista, xenofoba e razzista» e reclutandoli come picchiatori nei cosiddetti “Banglatour”. I militanti si sono resi anche protagonisti di alcuni raid punitivi.

Come accertato dall’indagine, la prima vittima, nell’ottobre del 2014, fu un ragazzo, che doveva pagare pesantemente per aver violentato, durante una festa organizzata in una casa privata, una militante di Forza Nuova, con un passato in Casapound: l’autore della violenza fu bendato e fatto inginocchiare, quindi fu minacciato con un’arma da sparo. Partì un colpo che gli lesionò il volto e gli provocò l’indebolimento dell’udito.

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