Raimondi: Chieti settimo comune con le tasse più alte
Il centrosinistra boccia il bilancio 2015: «É illegittimo Il sindaco aveva promesso di non alzare le imposte, invece...»
CHIETI. «Il sindaco Di Primio è un bugiardo ed il suo unico interesse è proseguire in una campagna elettorale permanente. Aveva detto che non avrebbe aumentato le tasse e, invece, Chieti è il settimo Comune in Italia per le tasse più alte». Enrico Raimondi, capogruppo di L’Altra Chieti, sferza la giunta Di Primio sul bilancio di previsione 2015, già bocciato dal collegio dei revisori dei conti, che arriverà in consiglio la seconda settimana di ottobre. Subito a ruota gli altri consiglieri di minoranza che annunciano, compatti, un’operazione verità sul previsionale 2015. «La maggioranza», tuona Luigi Febo, «si appresta a votare un bilancio illegittimo». Rincara la dose Filippo Di Giovanni, consigliere comunale del Pd. «Chi voterà questo bilancio commetterà», attacca Di Giovanni, «un falso in atto pubblico».
Accuse pesanti che arrivano all’indomani della conferenza stampa in cui il sindaco, spalleggiato dall’assessore alle finanze Valentina Luise, ha illustrato il previsione 2015. L’esercizio finanziario sarà caratterizzato dall’azzeramento dei contributi per le manifestazioni e dall’aumento del 16% della tassa sulla nettezza urbana (Tari) e del 10% di quella sui canoni idrici. Ma l’incremento dei servizi, ha precisato il sindaco, è dipeso dall’aumento dei costi dei servizi stessi e non dalla situazione debitoria dell’ente. Che si trova sul groppone un disavanzo, ovvero un debito, di oltre 27 milioni di euro che verrà spalmato in trent’anni di gestione con rate annue da 963 mila euro. «Una scelta», sbotta Raimondi, «indecorosa».
«IL SINDACO MENTE». É la tesi sostenuta dal capogruppo di L’Altra Chieti. «Umberto Di Primio dice bugie. In campagna elettorale aveva prospettato tutt’altro alla città a partire dal blocco delle tasse, al contrario incrementate alle stelle. InoltrW», incalza Raimondi, «aveva sacrificato un politico per la nomina di un assessore esterno delegato alle finanze che ha redatto l’ennesimo bilancio bocciato dai revisori dei conti, ricordo, composto da professionisti senza tessera politica ma estratti a sorte dalla Prefettura, come accade da quattro anni a questa parte. Il sindaco, poi, è tornato a denunciare l’incapacità della Teate servizi di riscuotere le tasse, allora ci spieghi che continuiamo a pagare a fare questa società».
IL PD. Chiederà un incontro ai nuovi revisori mentre Chiara Zappalorto, capogruppo comunale del Partito democratico, annuncia. «Sui grandi temi cari alla città l’opposizione», assicura, «viaggerà compatto». Febo definisce il bilancio illegittimo, ricordando la diffida tardiva del segretario generale e le pesanti osservazioni dei revisori. Alessio Di Iorio aggiunge: «Il sindaco è in enorme difficoltà con una situazione disastrosa di bilancio, figlia», afferma Di Iorio, «dei 5 anni della sua amministrazione».
IL PATTO DI STABILITÁ. Febo lancia l’allarme rosso. «Il mancato rispetto del Patto di stabilità per il bilancio 2014 graverà pesantemente», avverte, «sull’esercizio finanziario 2015».

