Ranieri, appello al centrodestra: «Uniti vinceremo le elezioni»

12 Maggio 2021

Fratelli d’Italia non si tira indietro, la coalizione è ancora spaccata sul nome del candidato sindaco  L’uomo designato dalla Lega avverte: «Serve esperienza, ma bisogna guardare anche al futuro»

LANCIANO . «La vera coalizione si trova nel come, non nel chi e non con gli slogan». Mentre il centrodestra fa i conti con un’unità tutta da ritrovare tra partiti e movimenti civici, dieci anni di opposizione, due sconfitte al ballottaggio e ben sette candidati tra cui scegliere, uno di questi, Danilo Ranieri, designato dalla Lega ufficialmente solo nei giorni scorsi, ma da tempo in corsa, è il primo a scendere in campo con un appello “ai liberi e forti” di don sturziana memoria.
Il rischio impasse è di fatto concreto. Troppi i candidati in campo, troppe le correnti e le frizioni fra partiti, prima fra tutte tra la Lega di Nicola Campitelli e Luigi D’Eramo e Fratelli d’Italia con un candidato, Paolo Bomba, designato dal partito ormai più di un anno fa. Ma Ranieri, 49 anni, avvocato del foro di Lanciano e da sempre in politica, prima attivamente come dirigente del Partito Popolare nel 1992 e poi dietro le quinte a lavorare sui servizi pubblici regionali e alle campagne elettorali del centrodestra, ha le idee chiare. «Non sono un rottamatore», spiega, «ma chi si candida oggi deve guardare al futuro oltre che all’esperienza. Il rinnovamento è una caratteristica altrettanto importante».
Per Ranieri entro giugno si dovrebbe avere il quadro completo della coalizione e la scelta, se non avverrà prima, sarà «del tutto naturale», senza dover ricorrere alle primarie, «uno strumento che non ci appartiene. A mio avviso indebolisce chi vince e contribuisce ad inasprire le spaccature, come si è visto per le primarie del passato nel centrodestra».
Il candidato della Lega aggiunge: «Vinceremo queste elezioni se daremo il segno di essere una vera coalizione». E per farlo Ranieri vuole partire dalle liste civiche. «Per formazione e credo cattolico», rimarca, «io sono riconoscente nei confronti di ciò che mi ha dato la vita. E so ringraziare. Il centrodestra di oggi deve tutto a chi, in passato, ci ha messo la faccia. Mi viene da pensare a Ermando Bozza, per il cui programma elettorale ho collaborato alla stesura, a Errico D'Amico, a Tonia Paolucci di Libertà in azione, movimento che mi ha visto tra i fondatori, al movimento Nuova Lanciano. Tutti protagonisti che in questi anni hanno tenuto viva la fiammella e che in futuro possono e devono essere intesi come una risorsa. Lanciano deve andare oltre il perimetro del partitismo e dotarsi di un forte civismo: i movimenti hanno il merito di tenere i partiti con i piedi per terra e fare da magma per il territorio». E sul programma sono tre i punti cardine che per Ranieri si sintetizzano in un'unica frase: “Lanciano città aperta”. «Il tribunale non potrà sopravvivere a furia di rinvii, bisogna abrogare la norma sulla chiusura», afferma, «l'ospedale deve tornare ad essere un Dea di primo livello ed essere inteso per i contenuti e non per il contenitore. E sull'esaurimento della discarica di Cerratina dovremo fare presto i conti». Poi ancora: «Lanciano deve tornare ad aprirsi al comprensorio. Qualsiasi decisione, dal Prg ai distretti scolastici, va presa in ottica comprensoriale, è questo ciò che fa un partito del territorio, come lo intende Matteo Salvini».
Quindi conclude: «La politica deve tornare a studiare prima di decidere, capire che le scelte di oggi avranno ripercussioni sul domani. Illogico ad esempio spingere, con la ciclabile di via Del Mare, la gente fuori. Ma non sono critico ad ogni costo: è lodevole l’iniziativa dei mille alberi, io ne metterei 3 mila; benissimo il regolamento per i beni comuni, che pure va migliorato e bene l’idea del Piedibus. Aspetti da guardare senza il filtro della contrapposizione a tutti i costi». E ai competitor Ranieri lascia un messaggio: «Rispetto sempre e comunque, quando scriviamo sui social e quando anche solo pensiamo ad un avversario. Abbiamo il dovere di mostrare la parte migliore della politica che per me è la più alta forma di carità cristiana».