Rapina con la sparatoria: condannati i banditi

Rapino, il raid nell’ufficio postale del paese fruttò alla gang appena 500 euro Poi la fuga, l’inseguimento dei carabinieri e gli arresti. Avevano un arsenale
CHIETI. Condannati ieri mattina con pene che vanno dai 5 ai 3 anni i rapinatori pugliesi che misero a segno il colpo all’ufficio postale di Rapino nel settembre del 2014. Armati di tutto punto fu un vero e proprio agguato, finito male grazie all’intervento dei carabinieri. Ieri è arrivata la sentenza del giudice Antonella Redaelli, al termine del rito abbreviato. Giuseppe Da Bellonio, 34 anni, di Cerignola, è stato condannato alla pena di 5 anni e 4 mesi, più 2.400 euro di multa. L’uomo, per sfuggire alla cattura, si era dato alla macchia a piedi, ma era stato rintracciato di notte mentre si nascondeva nella boscaglia nel territorio di Villamagna. Giuseppe Saracino, 34 anni, di Cerignola, dovrà scontare 4 anni di reclusione e pagare 1.200 euro di multa. Aveva tentato di fuggire a bordo di una Ford Focus ma era stato bloccato sulla Val di Foro. Matteo Mastropietro, 47 anni, di Cerignola, dovrà scontare 3 anni e 4 mesi e pagare una multa di 1.200 euro. Per sfuggire alla cattura si era allontanato a piedi ma era stato trovato nel territorio di Vacri, mentre percorreva a piedi le campagne della vallata del Foro. Stessa pena, multa inclusa, anche per Giuseppe Marrone, 28 anni di Trinitapoli, difeso dall’avvocato Italo Colaneri. Pure lui fu preso mentre si nascondeva nei boschi di Villamagna. «Di più non si poteva fare, noi della difesa siamo soddisfatti», ha detto l’avvocato pugliese Giuseppe Stefano Perrone, difensore di Mastropietro, «essendo stata accolta la nostra richiesta di derubricare il reato di tentato omicidio in quello di lesioni».
Il colpo per i pugliesi era andato male sin dall'inizio. Avevano calcolato i tempi di apertura della cassaforte a tempo dell'ufficio postale, ma qualcosa non è andato secondo i piani e la cassaforte non si è aperta come avevano progettato. Così erano usciti dall’ufficio postale con il misero bottino di 500 euro, contanti arraffati alle casse prima di fuggire. Non erano, comunque, rapinatori improvvisati: avevano calzamaglie sul volto, fucili e pistole alla mano e auto rubate per gli spostamenti.
Il colpo fu messo a segno intorno alle 9,30 di lunedì 1° settembre 2014. La fuga fu rocambolesca, prima a bordo di una Lancia Lybra rubata la notte precedente a Grottammare, poi, intercettati da una prima pattuglia dell’Arma, su un furgone Iveco. Ci fu un lungo inseguimento, con i rapinatori che iniziarono a sparare: una quarantina i colpi esplosi. Nella zona industriale di Rapino, però, sono stati nuovamente raggiunti dai carabinieri, contro i quali hanno ancora sparato. Arrivati a Cerrone di Casacanditella, una stretta svolta a sinistra costrinse l’Iveco a fermarsi per fare manovra. Approfittando di questa situazione, un rapinatore scese e iniziò ancora a fare fuoco, ferendo lievemente un carabiniere. La fuga continuò a piedi o con altri mezzi, fino agli arresti.
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