Rapina le Poste, condanna definitiva a 6 anni

31 Marzo 2022

Antonio Lerino incastrato dai colloqui della madre. La Cassazione: «Intercettazioni utilizzabili»

CHIETI. A incastrarlo sono stati i colloqui che la madre ha avuto in carcere con il compagno detenuto. Intercettazioni che, secondo la Cassazione, sono pienamente utilizzabili. È diventata definitiva la condanna a 6 anni di reclusione nei confronti di Antonio Lerino, 29enne di Manoppello, uno degli autori della rapina messa a segno all’ufficio postale di Brecciarola il 16 ottobre del 2019. La sentenza (con il rito abbreviato) pronunciata dal giudice Andrea Di Berardino è stata dunque confermata prima dalla Corte d’appello dell’Aquila e, adesso, anche dalla Cassazione. A occuparsi delle indagini è stata la terza sezione della squadra mobile di Chieti.
Quella mattina Lerino e il complice (deve essere ancora giudicato), con i volti coperti da caschi e maschere di carnevale, hanno fatto irruzione alle Poste di via Aterno alla presenza di clienti e dipendenti, portando via 725 euro trovati in cassa e il portafoglio della direttrice con 160 euro. Subito dopo, sono fuggiti in direzione di Manoppello a bordo di un motorino Aprilia Scarabeo, rubato a Pescara. Uno dei clienti è riuscito ad appuntare parzialmente la targa. Così, a distanza di qualche ora, lo scooter è stato trovato e sequestrato in un garage di Manoppello nella disponibilità di Lerino e della madre. Ma a incastrare il rapinatore c’è anche il racconto di un testimone che aveva notato l’imputato seduto sul motorino poi rubato e utilizzato per il raid alle Poste. Le immagini delle telecamere hanno confermato che i caschi indossati dai rapinatori erano «perfettamente compatibili» con quelli custoditi all’interno dello Scarabeo sparito in centro a Pescara. Gli ultimi indizi che hanno inguaiato Lerino sono arrivati dalle intercettazioni telefoniche. Subito dopo il sequestro del motorino nel garage, infatti, i poliziotti hanno iniziato a monitorare l’utenza della madre dell’imputato. E la donna, in una conversazione con il convivente rinchiuso nella casa circondariale di Pescara, si è lasciata sfuggire una frase ritenuta chiave: «Qui è successo un altro casino...», rimandando spiegazioni più dettagliate al successivo colloquio in carcere e ricevendo l’invito del detenuto di portare con sé anche Lerino. In quell’occasione, però, la donna si è presentata da sola riferendo al compagno che avevano dovuto «buttare la mitragliatrice, la pistola, le scarpe, i vestiti e i caschi». Non solo: gli ha raccontato pure del ritrovamento dello scooter. «La preoccupazione della donna per il rinvenimento del motociclo», è scritto nelle carte dell’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Falasca, «e il riferimento alle fasi concitate in cui gli autori del delitto si erano dovuti disfare delle armi, dei vestiti e dei caschi costituiscono un ulteriore tassello della riferibilità della rapina a Lerino». (g.let.)
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