Rapinatori minorenni dei negozi Caccia a chi ha fornito la pistola

Accertamenti dei carabinieri su chi ha dato loro la scacciacani simile a un modello di arma vera I ragazzi in cerca di qualche soldo in più in tasca: «La paghetta delle nostre famiglie non ci bastava»
LANCIANO. È caccia a chi ha fornito la pistola scacciacani ai due minorenni per mettere a segno le rapine in due esercizi commerciali della città. La prima, in una merceria, è andata a vuoto, ma subito dopo i baby rapinatori si sono rifatti derubando un negozio di alimentari. Per i due adolescenti, di 14 e 15 anni (16 a breve), è scattata la denuncia a piede libero per concorso in rapina a mano armata. La Procura per i minorenni dell'Aquila valuterà i provvedimenti da adottare nei loro confronti.
Proseguono, intanto, gli accertamenti da parte dei carabinieri della sezione operativa del Norm per individuare “l'amico” che ha fornito la pistola scacciacani, a salve ma che riproduce il modello di un'arma vera, utilizzata per minacciare i commercianti. Sabato 22 ottobre i due adolescenti, finora senza particolari precedenti con la giustizia, decidono di improvvisarsi rapinatori. Entrano in azione a turno, all'ora di chiusura dei negozi. Individuano prima la merceria “Seconda pelle”, in piazza Garibaldi. Si fa avanti il più grande, cappellino in testa e pistola in pugno, ma le urla della titolare lo spaventano e lo mettono in fuga. I due amici girano per il centro città fino a quando non individuano un secondo obiettivo. Alle 19.30 nella bottega Jannone, in via Piave, ci sono solo il titolare, Giuseppe Casalanguida, e una dipendente. Questa volta entra il più piccolo, 14 anni, ma non per il fisico e l'altezza. Con il volto nascosto dal cappuccio della felpa, impugna la pistola e chiede i soldi nella cassa. Per evitare reazioni inconsulte, il commerciante prende il contante, circa 350 euro, e glielo consegna. Il quattordicenne raggiunge il complice e insieme si danno alla fuga per le vie del centro.
Saranno le immagini delle telecamere a mostrare che erano in due ad agire e le successive indagini a rivelare la loro giovane età. Inizialmente, infatti, si pensa all'azione di qualche tossicodipendente, com'era stato per i colpi dello scorso gennaio ai danni di bar e tabaccherie. In tre settimane i militari della sezione investigativa, diretti dal tenente Giuseppe Nestola, analizzano filmati, raccolgono informazioni e testimonianze, fino a stringere il cerchio attorno ai minorenni. Le perquisizioni di lunedì mattina, nelle case dei due ragazzi, e il sequestro degli abiti indossati durante i colpi, mettono il sigillo alle indagini. E aprono gli occhi su una dura realtà per le famiglie degli adolescenti, gente normale, perbene, pronta a risarcire i commercianti per il danno subito.
I ragazzi volevano avere qualche soldo in più in tasca, nonostante non mancasse loro niente, malgrado il più piccolo - assistito dall'avvocato Andrea D'Alessandro, mentre l'altro da Vincenzo Menicucci - che progettava una scappatella con la ragazza, ricevesse la paghetta dai genitori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

