Rapine e truffe agli anziani Due arrestati, caccia al terzo

L’ultimo caso qualche settimana fa a Brecciarola ai danni di un contadino di 70 anni Donna si spaccia per dipendente Asl, fingendo un massaggio e sfila la collana alla vittima
CHIETI. Avevano avvicinato un anziano contadino fingendo di voler comprare pomodori nella zona. La donna gli aveva detto di lavorare alla Asl e che aveva notato i linfonodi del suo collo ingrossati. Neanche a farlo apposta l’anziano soffriva di problemi al collo, per cui era andato anche più volte in ospedale. E forse, anche per questo motivo, quando lei gli ha proposto un massaggio al volo, si è fidato, lasciandosi sfilare, durante il massaggio, la catenina d’oro dal collo. All’ultimo momento, però, il 70enne si era accorto di quello che stava succedendo e ha bloccato la donna per il polso, riuscendo a riprendersi la catenina. È allora che gli si è fatto incontro l’altro uomo che gli ha sferrato un cazzotto e lo ha colpito alla gamba con un tondino di ferro. L’anziano è caduto a terra ed è rimasto lì dolorante nella sua campagna mentre i due scappavano senza catenina. Portato all’ospedale se l’è cavata con 6 giorni di prognosi. È successo il 2 agosto verso le ore 19, in una campagna di Brecciarola. A meno di un mese, la polizia teatina agli ordini del questore Raffaele Palumbo è riuscita ad arrestare i responsabili. I due si chiamano Lucia De Rosa, 47 anni di Fossacesia, e Sabatino Di Rocco 27 anni di Montesilvano. Sono entrambi di etnia rom e pare che siano cugini. Ieri mattina il dirigente della squadra mobile Francesco Costantini, con il responsabile della quarta sezione, l’ispettore superiore Licio D’Antuono, e il sovrintendente capo Lorenzo Gagliardi hanno ripercorso la vicenda e spiegato come si è riusciti ad arrivare alla coppia che ora, per ordine del gip Luca De Ninis al termine delle indagini coordinate dal pm Giancarlo Ciani, è rinchiusa a Madonna del Freddo con l’accusa di rapina. Fondamentale per arrivare a loro, hanno spiegato i poliziotti, sono state le telecamere di circuiti di videosorveglianza di esercizi commerciali della zona e l’intuizione degli agenti che hanno capito quale percorso potesse aver seguito l’auto dei rapinatori. Così hanno cercato le possibili telecamere posizionate su quel percorso. A nulla è valso lo stratagemma dei rapinatori di alzare il cofano dell’auto per evitare che si potesse leggere il numero di targa. Entrambi sono già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e Di Rocco era anche un sorvegliato speciale. Nell’auto con loro c’era anche un complice che attendeva l’esito dell’operazione. La polizia è sulle sue tracce. «Non è detto che non riusciamo a scoprire altri crimini commessi da loro», ha detto Costantini. Il dirigente della Mobile, infine, è tornato a lanciare una serie di consigli anti-truffa destinati soprattutto alle persone anziane: «Non fidatevi mai di persone che si spacciano per infermieri, tecnici o addetti inviati da pubbliche amministrazioni. Poste, banche, Enel e via dicendo non inviano mai personale di questo genere. Nel dubbio chiamare sempre il 113».
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