Recchione, no al maxi risarcimento
Bocciato in appello il ricorso dell’ex direttore generale Ater licenziato
CHIETI. Niente da fare per l’ex direttore generale dell’Ater Chieti, Domenico Recchione. Anche in appello non riesce ad ottenere il maxi risarcimento richiesto a seguito del licenziamento avvenuto a maggio 2014. La risoluzione del contratto in maniera anticipata fece seguito a una serie di scandali nella gestione dell’ente delle case popolari che portarono al commissariamento dell’Ater da parte della Regione. A capo della struttura fu insediata l’attuale commissario Antonella Gabini, mentre il direttore dell’Ater di Pescara Giuseppina Di Tella fu chiamato a sostituire Recchione.
Contro il licenziamento quest’ultimo chiese un risarcimento di circa un milione di euro, che gli sarebbero stati dovuti per gli stipendi non percepiti, le ferie non godute, il trattamento di fine rapporto e il danno che sarebbe stato prodotto alla sua immagine a seguito del licenziamento. Il 26 gennaio scorso, però, il giudice del lavoro Ilaria Prozzo ha bruciato le sue aspettative. Non solo. Il tribunale del Lavoro, oltre a non accogliere il ricorso dell’ex direttore, lo ha anche condannato a restituire all’Ater, come richiesto dall’ente, la somma di 404mila euro. Contro questa pesantissima sentenza, Recchione ha fatto ricorso alla Corte d’Appello dell’Aquila. Dove, però, la musica non è cambiata. La sentenza a firma dei giudici Rita Sannite, Maria Luisa Ciangola e Luigi Santini è stata emessa ieri: «L’appello deve essere respinto e la sentenza impugnata integralmente confermata», scrivono i tre giudici che condannano Recchione anche a pagare le spese di lite: 14mila euro all’Ater e 7mila alla Regione. (a.i.)

