Record di divorzi in città La Chiesa corre ai ripari
Il 28 per cento in più di legami interrotti rispetto al primo semestre del 2013 Il vescovo Cipollone: operatori della diocesi aiutano le coppie a restare unite
LANCIANO. I matrimoni, quelli che durano tutta la vita, diventano rari. Sono invece sempre di più le separazioni ed i divorzi. Lo dicono i dati forniti dalla cancelleria del tribunale di Lanciano che sempre più coppie frentane si separano o divorziano dopo la classica crisi del 7° anno, e che sono sempre di più quelle che, negli ultimi anni, si dividono dopo aver trovato un accordo.
Insomma come disse Verdone, “l’amore è eterno finchè dura” almeno a Lanciano che, secondo i dati Istat, è il secondo Comune con il maggior numero di divorziati nella Provincia di Chieti e anche il Comune con la più bassa percentuale di coniugati (49,5%) nella Provincia. Dati che fanno riflettere e che fanno strabuzzare gli occhi ai romantici e alla Chiesa che fondano pensieri e credo nell’indissolubilità del matrimonio. Nel rilevare il numero di legami spezzati nell’area frentana e sangrina, dal tribunale si fa notare che nel primo semestre di quest’anno c’è stato un aumento medio delle separazione e dei divorzi del 28% rispetto al semestre 2013. Non solo: aumentano separazioni consensuali e divorzi congiunti. Oggi ci si lascia di comune accordo e l’anno critico, come si suol dire, è davvero il settimo.
«Conviene alle coppie trovare un punto di accordo» spiegano dal tribunale «per evitare lunghe e costose cause e per cercare di danneggiare il meno possibile i figli, se ci sono». Fare una stima di costi non è semplice, in media però si spendono non meno di 4 mila euro per andare in tribunale, senza contare poi i soldi che si spendono per pagare due affitti, doppie bollette; mantenere di fatto due famiglie. Una cifra enorme, soprattutto in questo periodo. Da qui la scelta di trovare, dove è possibile, un accordo. «L’aumento delle separazioni e dei divorzi, purtroppo è costante negli ultimi 4 anni» commenta Emidio Cipollone arcivescovo di Lanciano-Ortona, «e le cause sono molteplici. Da un lato c’è la cultura della individualità, della precarietà degli affetti e del lavoro che mina le coppie, poi le politiche familiari assenti e la banalizzazione dei legami fa il resto. Noi come Chiesa ci siamo attivati e siamo una delle prime diocesi in Italia che sta formando persone che aiutano le famiglie a non spezzarsi. Che facciano una sorta di “prevenzione” verso le coppie che scricchiolano e accompagnino la coppia nel momento del bisogno, evitando la separazione. Stiamo investendo sulla pastorale familiare come pochi e ci stiamo impegnando anche a preparare meglio le coppie al sacramento del matrimonio perché sappiamo che nonostante tutto c’è voglia di famiglia: i giovani vogliono sposarsi». La voglia c’è eppure anche i dati sull’annullamento dell’unione dal tribunale ecclesiastico crescono, complice il dimezzamento dei tempi per ottenerlo.
Teresa Di Rocco
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