Reddito di cittadinanza, presi 5 furbetti

Scoperti dalla finanza: sotto accusa lavoro nero, affitti falsi e la mancata dichiarazione di proprietà per terreni, case e auto
VASTO. C’è chi è proprietario di terreni e immobili; chi circola su lussuose vetture; chi ha un lavoro regolarmente retribuito e non lo dichiara; chi dichiara una falsa residenza e quindi il pagamento di un affitto in realtà inesistente. Tutti erano riusciti a percepire il reddito di cittadinanza destinato agli indigenti. Ma sono stati smascherati dalla guardia di finanza al termine di un’indagine sul lavoro sommerso e sugli sprechi di denaro pubblico. I finanzieri della compagnia di Vasto, diretti dal capitano Marco Foladore, hanno denunciato 5 vastesi con l’accusa di “indebita percezione del reddito di cittadinanza” per un importo complessivo di oltre 76mila euro. «Le denunce», recita una nota della finanza, «sono arrivate al termine di servizi di controllo economico. I riscontri dei dati dichiarati dai cinque richiedenti il reddito, hanno accertato numerose discordanze tra la situazione economica e patrimoniale riportata nella domanda per ottenere il reddito di cittadinanza e quella effettiva. In un caso», spiegano le fiamme gialle, «sono state riscontrare evidenti discordanze rispetto alle dichiarazioni dei redditi presentate dalla stessa persona negli anni precedenti. Dichiarazioni che hanno smentito lo stato di indigenza economica, presupposto fondamentale per accedere al beneficio. Altri soggetti, invece, hanno omesso di comunicare dati ed informazioni rilevanti, come la proprietà di fabbricati o terreni, lo svolgimento di attività commerciali o il percepimento di redditi da lavoro dipendente oltre una certa soglia. Altre cause di esclusione dal beneficio hanno riguardato l’omessa certificazione di precedenti penali o la finta residenza in un immobile in affitto, per la quale sarebbe prevista la percezione di una quota parte del beneficio proprio a copertura del costo della locazione». I cinque furbetti sono stati segnalati all’Autorità giudiziaria e alla Direzione provinciale dell’Inps di Chieti, per l’immediata revoca dell’erogazione del beneficio, e conseguente disattivazione della relativa carta di pagamento elettronica. In automatico partirà il recupero delle somme indebitamente percepite da parte dell’Ente erogatore. «Il reddito di cittadinanza», ricorda il capitano Foladore, «rappresenta un beneficio diretto a tutti coloro che hanno un concreto bisogno di un sostegno economico, motivo per il quale la guardia di finanza è impegnata a contrastare qualsiasi tentativo di indebita percezione. Questo, al fine di destinare le risorse economiche a chi ne ha diritto, tenuto conto anche dell’emergenza epidemiologica in corso, che ha ulteriormente allargato la platea delle persone indigenti».

