Francavilla

Referendum sulla giustizia, la provocazione: «Eleggereste per sorteggio il consiglio comunale?»

27 Febbraio 2026

Il discorso di Gianrico Carofiglio all’evento: «Un organo di rango costituzionale formato con il sistema del bingo: succede solo per le rappresentanze dei detenuti»

FRANCAVILLA. «Immaginatevi una casa con delle infiltrazioni. Voi le isolereste, riparereste il guasto, magari ritinteggereste il muro. Loro il muro lo vogliono abbattere. E, possibilmente, anche l’intera casa delle nostre istituzioni». Luca Telese lo presenta agli spettatori dell’Auditorium Sirena come «il più abile magistrato narratore che abbiamo». Gianrico Carofiglio non delude le aspettative. L’ex pm e scrittore barese a fatto del No alla riforma della giustizia la sua battaglia. Anche se da remoto, ha deciso comunque di partecipare al convegno di Francavilla per ricordare le ragioni per cui bisogna battersi in questa «battaglia civile» per la democrazie e convincere gli indecisi.

Come? Carofiglio indica la via: «A chi non sa cosa votare, parlate della divisione del Csm e della sua nomina per sorteggio. È vero che ha dei problemi, delle pratiche opache al suo interno. Andrebbero risolte? Certamente. Ma rimane comunque un organismo di rilievo costituzionale. Che loro vogliono riformare con il metodo del sorteggio. Significa che i membri del Csm saranno eletti col sistema del bingo, della lotteria. Ora», prosegue lo scrittore, «agli indecisi bisogna fare una semplice domanda: vorresti che il tuo consiglio comunale, il tuo consiglio circoscrizionale fosse eletto per sorteggio?».

Se passasse il Sì, il Csm sarebbe l’unico organo con un sistema elettivo del genere, spiega ancora Carofiglio, insieme a un altro: quello dei detenuti. «I problemi ci sono vanno risolti, ma questa riforma non ne corregge nessuno. È una non soluzione», spiega ancora. Ma se non migliora la giustizia, a cosa serve? «Il disegno dietro questa riforma è deviare la nostra democrazia verso una forma autoritaria. Non una in cui vengono a picchiarti sotto casa o ti tacciono se parli, ma una democrazia dove i poteri vengono erosi, dove i ricchi e i potenti hanno più tutele mentre i cittadini comuni ne perdono». Si tratta, quindi, di difendere la Costituzione: «Se ognuno di voi convince due persone a votare No, potremmo ottenere un risultato che due mesi fa sembrava fantascientifico, irraggiungibile», conclude Carofiglio.

Le difese più appassionate della Costituzione che si sentono all’Auditorium provengono da chi il diritto non solo lo conosce, ma ci vive dentro. Come il procuratore capo di Pescara Giuseppe Bellelli, che prima di abbandonare il palco si lascia andare a una apologia della nostra Carta. E soprattutto di chi l’ha scritta. «Quando noi vediamo la Costituzione», dice Bellelli, «leggiamo, sentiamo le tracce dei nostri costituenti: all'articolo 2 abbiamo il pensiero dei costituenti cristiani, di Aldo Moro, di Giorgio La Pira, di Giuseppe Dossetti. Nell'articolo 3, prima parte, abbiamo il pensiero liberale: c'era Luigi Einaudi nella costituente Nella seconda parte, il compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l'uguaglianza sostanziale. Qui c’era il pensiero socialista marxista, c'era Lelio Basso, c'era Umberto Terraini, c'era Nilda Iotti nella Commissione 75». Nomi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della Repubblica, tracciandone la strada. In caso di vittoria del Sì, per Bellelli lo scenario sarebbe completamente diverso: «Quando tra qualche anno si leggerà questa Costituzione modificata – speriamo proprio di no – mi chiedo quali tracce si vedranno oltre a quello che si è voluto fare ai magistrati, ai quali questa riforma dice: non siete neanche degni di votare e di eleggere».

E sull’umiliazione del sorteggio insiste anche Gherardo Colombo, che spiega: «I magistrati non possono eleggersi per una ragione chiara: perché non ci si può fidare di loro, no? Caspita, che colpo alla reputazione. Non ci si può fidare di loro al punto che devono essere sorteggiati. A differenza loro, i non togati del Csm, anche se si dice che anche loro sono nominati in maniera randomica, in realtà sono eletti dal Parlamento, messi in una lista e poi eletti». La differenza, per Colombo, non è solo formale, ma di legittimità: «I magistrati sono il doppio dei laici, ma questi avranno la possibilità di azzittire i togati in quanto “solo” sorteggiati. È un’umiliazione, un’aggressione alla credibilità della magistratura».  (da.c.)