Regione, Di Primio tratta fino all’ultimo

5 Ottobre 2018

Il sindaco chiede un posto da consigliere o un incarico blindato, in un faccia a faccia con gli assessori annuncia il rimpasto

CHIETI. Ha trattato fino alla fine: un posto assicurato da consigliere regionale subito o, a partire dal 2020, un incarico blindato. Per il sindaco Umberto Di Primio, ieri, è stata una giornata infinita. Messa nel cassetto, per ora, la candidatura a presidente della Regione, il sindaco ha provato a candidarsi come consigliere regionale trattando personalmente con i vertici di Forza Italia fino all’ultimo minuto: ha giocato tutte le sue carte fino a poco prima della mezzanotte, termine ultimo per ritirare le dimissioni anche se in Comune non si è visto nessuno. Per restare sindaco per altri due anni, Di Primio avrebbe chiesto un patto d’onore alla sua maggioranza e, allo stato maggiore di Forza Italia, assicurazioni per una poltrona futura.
SEMPRE AL TELEFONO. Chieti aspetta ancora la decisione di Di Primio, che si era dimesso il 14 settembre scorso per tentare di candidarsi con la casacca di Forza Italia salvo poi subire la doccia fredda del ritorno di Fratelli d’Italia. Ieri è stata una giornata convulsa, passata tra telefonate fiume e incontri, in cui Di Primio le ha tentate proprio tutte. Una giornata iniziata alle 7,30 in diretta, di fronte alle telecamere di Buongiorno Regione per parlare del Teatro Marrucino e attaccare la Regione che, in un anno, non è riuscita a versare i fondi promessi: 500mila euro non ancora arrivati e la beffa del teatro chiuso nell’anno del Bicentenario. Ma dopo la trasmissione, chi si è trovato davanti Di Primio, ha visto il sindaco tirato, scuro in volto e senza tanta voglia di parlare. Le parole, Di Primio le ha tenute tutte per le telefonate, anche con i grandi nomi della politica; per gli incontri riservati con i dirigenti di Forza Italia; e per il dibattito delle 18, nella sala consiliare della Provincia, con Stefano Parisi in cui si è parlato di «L’Italia e l’Abruzzo hanno bisogno di crescita». Un dibattito, quello con Parisi, convocato da oltre un mese in cui, secondo i piani iniziali, Di Primio avrebbe dovuto parlare da candidato governatore del centrodestra.
IL RIMPASTO È SERVITO. Poi, a partire dalle 19,30, il sindaco ha convocato la maggioranza, sia consiglieri che assessori, nel suo ufficio al primo piano del municipio: non è stato un incontro di cortesia tra pacche sulle spalle e incoraggiamenti per comunicare la scelta di andare avanti, ma una riunione al veleno che si è trascinata per quasi due ore. Una resa dei conti in cui si è parlato anche della possibile e imminente «revisione» della giunta: dopo la candidatura sfumata, Di Primio sarebbe orientato a dettare regole nuove «per proseguire il nostro cammino». Tanto che, poco prima della riunione di ieri, ha ordinato agli assessori di presentarsi con una «relazione dettagliata» di riepilogo delle attività portate a termine dal settore: un modo per misurare la produttività degli assessori e scartare, quindi, i meno efficienti. Una vendetta contro chi si è schierato contro di lui nell’ultimo periodo? Di certo, se Di Primio restasse ancora sindaco, il prezzo di una candidatura auspicata per mesi e mesi e poi naufragata sarà pagato da qualcuno: a Chieti potrebbe aprirsi una lotta interna al centrodestra. Dopo la riunione, Di Primio ha lasciato il Comune per un altro incontro riservato.
LA VIA DI USCITA. Per il sindaco, in caso di dimissioni revocate, si potrebbe aprire un’altra strada: il presidente Pd della Provincia Mario Pupillo è in scadenza e, il 31 ottobre, ci saranno le elezioni. Entro l’11 ottobre, alle 12, i sindaci interessati potranno presentare le candidature. A Di Primio è stato chiesto di candidarsi ma lui avrebbe rifiutato. C’è una settimana per trattare e, con i 20 milioni di fondi Masterplan da gestire, anche la bistrattata Provincia torna un ente di potere.