Regione e Burgo assenti all’incontro con gli operai

Il sindaco Di Primio accusa: «Servono chiarezza e certezze per i lavoratori» Asl e Comune sono pronti a rilasciare i permessi per la reindustrializzazione
CHIETI. Doveva essere, quella convocata ieri dal sindaco Umberto Di Primio, una riunione che avrebbe dovuto portare finalmente chiarezza sul futuro del progetto InTe e soprattutto dei lavoratori ex Burgo, presenti in gran numero nella stanza del primo cittadino. Ma il risultato è stato quello di creare nuove preoccupanti ombre su tutta la vicenda. Di positivo c’è stato che sia il comune che la Asl, rappresentata dal dottor Enrico Berardi, sono pronte a rilasciare tutti i permessi necessari, e che da parte sua l’ingegner Domenico Merlino è in condizione di aprire subito i cantieri per le ditte che hanno già acquisito la disponbilità dei terreni. «Io ho una sola faccia», ha scritto in un comunicato il sindaco Di Primio. «Voglio chiarezza per i lavoratori ex Burgo e per la città». Dopo aver affermato che «il Comune ha fatto la sua parte per intero», Di Primio ha sostenuto che «ora tocca agli altri rilasciare i propri pareri». Alla Burgo il sindaco ha lanciato un duro messaggio: «La Burgo che da questa città ha solo preso, inizi a restituire a quanti hanno lavorato per far grande questa azienda». Stigmatizzata l’assenza di rappresentanti della Giunta regionale. «Non possiamo continuare a tenere i lavoratori in questa situazione di incertezza», ha detto ancora Di Primio che si è impegnato a «fare chiarezza» con Regione e Provincia, invitate a dare impulso ai progetti in corso. In effetti motivi di grande preoccupazione sono legati alla latitanza della regione, che pure attraverso il vice-presidente Giovanni Lolli si era più volte espressa favorevolmente nei confronti del progetto In Te. Anzi, per Lolli questo progetto sarebbe stato «da prendere come modello», per favorire il rilancio di zone colpite dalla crisi. Lolli si disse persino disposto a farsi promotore di una legge speciale per agevolare l’iter del progetto di insediamento di una serie di aziende nei terreni dismessi dalla Burgo. E per uno di questi progetti, quello del Crea per lo sfruttamento del bio metano, la regione si era spesa in proprio, illustrandolo sia in una conferenza stampa organizzata nella sede regionale, che nel corso dell’Expo di Milano. A questi impegni, fissati dagli accordi di programma risalenti a sette anni fa, ha fatto seguito una latitanza che comincia a diventare sospetta, rispetto alle reali intenzioni dell’ente regionale. Sospetti alimentati dall’atteggiamento della Burgo nella gestione dei terreni. Si ricorderà che la società titolare dell’ex cartiera si era impegnata a cedere l’area ad un prezzo di 50 euro a metro quadro. Si è appreso invece che i terreni sono stati opzionati da un solo imprenditore. Opzione la cui scadenza è stata più volte prorogata: ora si parla di fine marzo. Ovvio che, se la cessione venisse perfezionata, per il progetto In Te sarebbe se non la fine, quantomeno un fortissimo ridimensionamento. Ma la domanda che sorge è subito un’altra: via l’idea di insediare attività produttive, quale destinazione avrebbero i terreni ex Burgo? Si è parlato di edilizia convenzionata o comunque di costruirvi abitazioni. Ipotesi che cozza contro la legge regionale, presentata a suo tempo da Liberato Aceto, che vincola i terreni in parola per 90 anni ad attività industriali. Quali sono a questo punto le intenzioni della Regione Abruzzo? Si va incontro ad un cambio di destinazione? Se rappresentanti della Regione fossero stati presenti ci sarebbe stato un chiarimento anche in questa direzione. Quella sedia restata vuota nella stanza del sindaco di Chieti autorizza più di un cattivo pensiero. Ad esplicitare queste purtroppo fondate preoccupazioni il Comitato ex lavoratori Burgo ha presentato nella occasione dell’incontro una lettera aperta nella quale, dopo aver lanciato un accorato appello «di sostenerci nell’opera di dissoluzione dei dubbi» chiedono di focalizzare l’attenzione sulla situazione delle aree interessate «considerando gli accordi tra Burgo e società privata per la vendita dei restanti lotti, che sembrerebbero far parte di un progetto di edilizia residenziale, che escluderebbe ogni possibilità di ricollocazione al lavoro degli ex dipendenti».
Anche su questi aspetti sarà il caso che il Comune faccia chiarezza, visto che la gestione del territorio e è resta di sua assoluta pertinenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

