Reparto delle mamme, 5 milioni di lavori

13 Novembre 2015

Ospedale Renzetti, prossima la ristrutturazione del dipartimento materno infantile attualmente in condizioni precarie

LANCIANO. É stata ricoverata in ospedale, a 4 settimane di vita, con la febbre altissima, ma mentre la famiglia attendeva l'esito di un importante esame che era stato richiesto per la bambina, i medici si sono accorti, 5 giorni dopo il ricovero, che l'esame non era mai stato eseguito. Sono indignate e deluse la mamma e la nonna di una bambina di poco più di 4 settimane che si sono recate nel reparto di pediatria dell'ospedale Renzetti. L'esame richiesto dal personale sanitario appena arrivata la neonata in ospedale è l'emocoltura, importantissima tecnica per l'analisi dei batteri e che, di prassi, viene effettuata nei lattanti che presentano febbre molto alta. Questo esame serve per isolare e riconoscere microrganismi patogeni presenti nel sangue e costituisce la premessa indispensabile per un corretto trattamento antibiotico. «Da subito mi sono preoccupata di chiedere se l'esame fosse stato effettuato e quando sarebbero stati forniti i risultati», racconta la mamma della bambina, «mi è stato detto dai medici che tutto era in regola e che l'esito dell'analisi sarebbe arrivato tra una decina di giorni. Ieri (mercoledì per chi legge ndc) invece, dopo 5 giorni di ricovero, sono stata chiamata da due pediatri che si sono scusati perché si sono resi conto che nella cartella l'esame era stato previsto in una nota a margine, ma nel modulo utilizzato per la richiesta la voce non era stata spuntata e quindi l'esame non era stato fatto». «Sono allibita», prosegue la donna che risiede a Lanciano, «un tale approccio superficiale può mettere seriamente a rischio la vita di un paziente così piccolo. I medici mi hanno detto che dall'esito dell'emocromo, risultato buono, il test dell'emocoltura sarebbe risultato negativo, ma stiamo parlando sull'onda di un'ipotesi: e se la bimba non avesse reagito alle cure antibiotiche?». Anche la nonna della bambina, che ha avuto un alterco acceso con un medico, denuncia una situazione nel reparto non idonea ad accogliere dei lattanti, a partire dalla cortesia di alcuni operatori sanitari. «Sono stata maltrattata da parte di un medico», racconta la donna, «solo per aver chiesto un kit di sterilizzazione per la tettarella del biberon. Tralasciando l'amianto nel pavimento, ci sono bagni in comune tra le stanze privi di fasciatoio e che non rispondono minimamente alle necessità di un neonato». «Questa denuncia» replica la Asl, «è solo un pretesto della famiglia dovuto allo scontro personale avuto col medico. L'esame non è stato fatto per un disguido, può succedere, ma la bambina sta bene, ai fini del decorso sanitario non ha subito conseguenze. Se un fatto privato, dovuto ad un capriccio di una signora, diventa invece oggetto di una denuncia pubblica allora bisogna preoccuparsi».