Reparto in due edifici «Così lavoriamo male»

Il personale: troppo tempo per spostarci da una parte all’altra
CHIETI. Smembrato e dimenticato. Il reparto ostetrico-ginecologico del Santissima Annunziata si trova a vivere una situazione logistica e di organizzazione interna di grande difficoltà. Una parte è stata trasferita a gennaio scorso, in occasione delle ultime scosse di terremoto, in un’altra ala dell’ospedale, giudicata più sicura dal punto di vista sismico, mentre un’altra parte è rimasta dov’era, nonostante il rischio sismico. Se a tutto questo si aggiunge che i laboratori si trovano anch’essi dislocati in altri posti, si capisce la difficoltà del personale a gestire tutto quanto. Ostetriche e infermiere protestano da mesi inascoltate. Hanno scritto al manager Pasquale Flacco e si sono rivolte ai sindacati, ma non hanno ottenuto nulla.
La clinica ostetrico-ginecologica diretto dal professor Marco Liberati è sempre stata considerata un fiore all’occhiello dell’ospedale teatino. Ma anche un reparto d’eccellenza può andare incontro a grossi problemi se viene smembrato e il personale è costretto a correre di qua e di là, spesse volte con le pazienti al seguito. Tenuto anche conto del fatto che il reparto non ha un ascensore dedicato.
Prima delle ultime scosse di terremoto che hanno creato il panico tra medici e pazienti, il reparto si trovava dislocato nel corpo C, uno di quelli che si è scoperto da anni essere stato costruito con cemento impoverito e, dunque, a rischio sismico. La direzione aziendale ha così deciso di trasferire il reparto in un’ala più sicura, al dodicesimo livello del corpo B. Ma ha lasciato al quattordicesimo livello del corpo C il Gruppo Parto. L’ipotesi è quella di un trasferimento futuro, che però al momento non sembra essere in programma. Tanto è vero che, nonostante la direzione Asl fosse a conoscenza da tempo del rischio sismico e della necessità di svuotare l’intero corpo di fabbrica, circa un anno fa nel Gruppo Parto è stata impiantata anche la particolare vasca per il parto in acqua, una struttura di non facilissima delocalizzazione. Con letto e paziente a seguito, per spostarsi da una parte all’altra, secondo il personale del reparto, occorrono oltre 10 minuti. E se si deve trasportare una paziente in emergenza in sala operatoria o al Gruppo Parto, il tempo è sicuramente un fattore importante. A detta del personale del reparto, c’è, dunque, anche un rischio per la sicurezza delle pazienti. L’ambulatorio per fare i monitoraggi e per aprire le cartelle cliniche è invece al quattordicesimo livello del corpo B. Il che fa sì che ci sia una dispersione di personale non indifferente. Sulla carta la clinica non è sottodimensionata quanto a organico, ma poi quando si vanno a vedere i carichi di lavoro e le turnazioni, si capisce che le cose non stanno proprio così. Ci sono infine problemi anche nella nuova sistemazione del reparto, che ha stanze piccole, dove vengono sistemate alla meglio tre pazienti, ed è sempre stracolmo, tanto è vero che molte pazienti sono sistematicamente spostate nel Gruppo Parto.

