«Residenti in aumento col sansificio spento»

19 Luglio 2017

Vecere condannati, il sindaco di Treglio: 70 abitanti in più dal 2015, adesso vogliamo lo spostamento

TREGLIO. Si potrà respirare aria pulita a Treglio? Saranno delocalizzati gli impianti che da anni (il sansificio è sul territorio da circa 40 anni) preoccupano la salute dei residenti del comprensorio? Si potrà tornare a vivere all’aria aperta, stendere i panni sul balcone, pranzare e giocare in giardino, vivere il borgo senza i rumori e le polveri che impestano tutto il paese e le zone limitrofe? Sono tante le domande all’indomani della sentenza del tribunale di Lanciano che ha condannato, in primo grado, Antonio Vecere, 45 anni, di Lanciano, amministratore della Gestione Calore Treglio, alla pena di 8 mesi di arresto sostituiti con 60mila euro di multa. Sei mesi di arresto, sostituiti con 40mila euro, sono stati invece comminati ad Enrico Vecere, 71 anni, di Lanciano, della Sansifici Vecere. I Vecere sono stati condannati per inquinamento atmosferico, con emissione di monossido di carbonio il triplo dei quantitativi autorizzati; per aver bruciato biomasse non conformi alle leggi riguardo al loro utilizzo; per aver bruciato materiale diverso rispetto a quello autorizzato dalla Regione: difforme per umidità consentita e rispetto al progetto presentato; per illecito smaltimento delle ceneri riguardo alla Gct. L’inchiesta è partita da una denuncia del movimento Nuovo Senso Civico e adesso, dopo anni di battaglie, manifestazioni, petizioni, ricorsi e sit-in dei cittadini, perfino davanti al tribunale, ci si chiede cosa sarà di Treglio e degli impianti che l’hanno resa tristemente famosa nelle cronache e sui giornali. «Questa battaglia ci ha uniti», racconta il sindaco Massimiliano Berghella, «i cittadini piano piano sono tornati ad avere fiducia nelle istituzioni dopo anni di scetticismo. Questo perché hanno potuto constatare il grande lavoro che si è fatto tutti insieme, Comune e associazione Nuovo Senso Civico, per loro e con loro». Dal punto di vista penale questa vicenda ha già avuto una sentenza di primo grado ma manca, ad oggi, il risvolto amministrativo. «Al momento gli impianti sono spenti», prosegue Berghella, «ma va assolutamente risolto a monte, ovvero negli uffici della Regione, il problema delle nuove richieste di autorizzazione e quello della delocalizzazione di questi impianti. Noi non li vogliamo, questo è poco ma sicuro». E un’altra conseguenza di questa battaglia è che, come racconta il primo cittadino, dopo anni di spopolamento, tra il 2015 e il 2016, periodo in cui gli impianti sono stati spenti a seguito del sequestro della Procura di Lanciano, sono arrivati una settantina di nuovi abitanti. «D’ora in poi», commenta l’associazione Nuovo Senso Civico, «il mercato immobiliare del comprensorio potrà conoscere uno sviluppo finora bloccato da quei fumi insalubri». Per Treglio si prospetta finalmente un’alba nuova?
Daria De Laurentiis