Restano bloccati i fondi per la casa dello studente

3 Settembre 2021

La Regione non ha ancora accreditato all’Ater i 400mila euro promessi a gennaio Il presidente Tavani: i lavori rimangono fermi, la struttura continua a invecchiare

CHIETI. «Non abbiamo ancora ricevuto né i 400mila euro promessi dalla Regione a gennaio scorso, né i 450mila relativi al finanziamento del 2018. Ci dispiace, pensavamo che il 2021 potesse essere davvero l’anno della casa dello studente». Così il presidente dell’Ater Chieti Antonio Tavani fa il punto della situazione sulla storica residenza incompiuta dell’Arenazze: 5 piani, 22 stanze doppie e tre singole per 47 universitari. I lavori erano iniziati l’11 gennaio del 2008 e la struttura avrebbe dovuto essere pronta il 4 luglio del 2009. Sono passati 11 anni, ma l’immobile di via Gran Sasso non ha ancora visto la luce e restano alcuni lavori da finire. Dopo l’annuncio della Regione, che aveva promesso un ulteriore sostegno economico per mettere fine a questa storia, si pensava che il progetto potesse subire un’accelerazione decisiva. «Ma questi fondi non sono stati ancora accreditati sui conti dell’Ater», prosegue Tavani, «credo ci siano difficoltà dal punto di vista contabile e questi soldi sono attualmente fermi, seppur iscritti regolarmente in bilancio. Abbiamo sollecitato la Regione 20 giorni fa, ma non ci hanno ancora risposto. Ci dispiace perché dopo l’anno del Covid pensavamo davvero che il 2021 potesse essere l’anno buono per l’apertura della casa dello studente». Dentro ci sono già i citofoni con gli impianti a scheda magnetica, i tavoli in legno e quasi tutto il necessario: «La casa dello studente è completamente realizzata nella parte accoglienza», sottolinea Tavani, «quindi letti camere e cucine di piano. Manca da terminare la parte degli spazi comuni, dei soggiorni e della palestra. Ma l’Ater ha 2.400 alloggi a cui pensare, e impegnare soldi nostri sulla casa dello studente è una cosa molto complicata. Abbiamo bisogno del sostegno della Regione». Ma la casa dello studente andrebbe messa a norma anche sotto altri punti di vista: «Gli anni passano e la struttura va adeguata alle norme antincendio e anti sisma più recenti. Vanno anche ultimati alcuni allacci alla rete fognaria comunale, che abbiamo trovato non ultimati. Negli anni, poi, c’è stato anche qualche danneggiamento ai quadri elettrici: piccoli atti vandalici ripetuti con cui abbiamo dovuto avere a che fare. C’è anche chi si fionda da quelle parti per scaricare immondizia. Ma non possiamo posizionare delle telecamere per sorvegliare un edificio vuoto. Restiamo fiduciosi per il completamento dell’opera, anche se servirebbe una manutenzione continua, altrimenti rischiamo di inaugurare una struttura già vecchia». Ma se arrivassero questi fondi regionali, quanto tempo servirebbe per completare i lavori? Tavani è sicuro: «In sei mesi saremmo in grado di chiudere tutto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA