Restaurata l’opera d’arte È il tesoro di San Giustino

La tela del XVI secolo salvata dal degrado grazie all’associazione Sacro e Profano Tomassi: «Atto d’amore per la città». Festa per la riconsegna con Forte e Mencarelli
CHIETI. La cattedrale di San Giustino ritrova uno dei suoi tesori salvato dall’oblio. Il prossimo 12 giugno, dopo un restauro durato 6 mesi, tornerà esposta La Deposizione, dipinto di un artista ignoto risalente alla fine del XVI secolo. Un’opera d’arte, con il Cristo morente ai piedi della croce e la Madonna rassegnata, che ha rischiato di essere consumata dall’insidia del tempo e che, invece, è stata recuperata grazie all’impegno dell’associazione Sacro e Profano. «La tela era danneggiata in più punti», racconta Giovina Tomassi, presidente dell’associazione che ha raccolto l’appello lanciato dal parroco don Nerio Di Sipio come un atto d’amore per la città. «Visto che il fine dell’associazione è valorizzare il patrimonio artistico e culturale cittadino ho preso a cuore il restauro di un simbolo di San Giustino». Le immagini del dipinto che pubblichiamo nella tabella a destra mettono a confronto il prima e il dopo: sembrano due opere diverse e, invece, è sempre La Deposizione privata dall’ossidazione del tempo che passa e con i colori vivi.
«L’intelaiutura, nella parte retrostante dell’opera, aveva corroso la tela e, ormai», spiega Tomassi, «stava provocando danni irreparabili. I colori, poi, erano oscurati e ingrigiti: il dipinto aveva perso ogni riferimento iniziale. Ormai, era una tela davvero poco visibile. Così ho deciso di portare a termine questo impegno».
Il restauro è iniziato nello scorso mese di novembre: un lavoro durato 6 mesi ed eseguito dalla restauratrice Cornelia Dittmar. È stata lei a regalare nuova vita al quadro. La Dittmar è la stessa che ha restaurato anche un’altra opera della chiesa di San Giustino, L’Adorazione dei Magi. Il restauro della Deposizione è costato 5.200 euro. «L’associazione Sacro e Profano ha sposato questa causa», dice Tomassi, «il Lions club I Marrucini ci ha supportato nella raccolta dei fondi e nell’organizzazione di manifestazioni». Per raccogliere fondi e rendere possibile il restauro, è stato allestito anche uno spettacolo al Teatro Marrucino con gli attori della compagnia I Teatanti che hanno portato in scena la commedia “L’amore nen conosce tempe”.
Alla cerimonia della riconsegna della tela, il 12 giugno dalle 18 in cattedrale, parteciperanno l’arcivescovo Bruno Forte, il sindaco Umberto Di Primio, la direttrice della Soprintendenza archeologica Rosaria Mencarelli, Sergio Caranfa (funzionario storico dell’arte della Soprintendenza). Dopo gli interventi della Tomassi e di Gabriella Orlando, presidente del Lions club I Marrucini, la Dittmar e il microbiologo Giancarlo Ranalli racconteranno come è stato eseguito il restauro. Lo storico dell’arte Marco Vaccaro parlerà dei tesori custoditi nelle chiese teatine. «Nella cattedrale», anticipa Tomassi, «c'è un’altra preziosa tela che potrebbe essere stata fatta dalla stessa mano». In passato si pensava che l’artista anonimo fosse aquilano ma, secondo gli esperti, potrebbe essere della scuola marchigiana.
Il dibattito sarà coordinato dalla giornalista Gigliola Edmondo. Durante la cerimonia, ci saranno intermezzi musicali curati dalla Music and art international academy di Chieti, diretta dal maestro Giuliano Mazzoccante.

