Restaurato l’affresco del 1400

Sant’Eusanio. Torna all’antica bellezza la Madonna di Costantinopoli col Bambino
SANT’EUSANIO DEL SANGRO. È stato restaurato l’affresco della Madonna di Costantinopoli, opera la cui datazione è incerta ma comunque attribuibile non oltre il ’400. L’accurato restauro è stato eseguito sotto la supervisione della Sovrintendenza regionale da Michela Tavano. L’immagine attualmente è conservata nella chiesa di Santa Maria Assunta, mentre originariamente si trovava in un’altra chiesa vicina. Si tratta di un’opera particolarmente cara ai santeusaniesi, che collega la pietà popolare al valore storico-artistico. In epigrafe all’opera si legge: “Quest’opera pia fatta fare miles Matteo e Gregorio p l’anime lore”. Sono forse Matteo e Gregorio i due “miles” che, come riporta il Catalogus Baronum (inizio del XIII secolo), possedevano il feudo di Sanctum Eusanio posseduto dall’abbazia di San Giovanni in Venere? Ipotesi questa che sposterebbe al 1200 l’origine della Madonna. L’affresco faceva parte di un ciclo che comprendeva anche Sant’Antonio, attualmente custodito in sacrestia, un crocifisso, un angelo e Santo Stefano. La chiesa nella quale erano custoditi fu abbattuta nel 1901 per fare posto all’attuale. Si tratta di una Madonna in trono che cinge con il braccio destro il Bambino nudo e con il braccio sinistro il piede di quest’ultimo. Il Bambino è ritratto nell’atto benedicente mentre nella mano sinistra sorregge un globo. Il restauro si è reso necessario perché l’opera presentava distaccamenti e crepe, oltre ad abrasioni e graffi; i colori erano sbiaditi e, in più punti, velati da una patina biancastra. La restauratrice ha eseguito degli interventi conservativi, di consolidamento dell’intonaco e recupero dei colori originari. Il restauro è stato fortemente voluto dal parroco emerito don Agostino Mastrangelo che ne ha curato a parte burocratica e sostenuto gli oneri finanziari. Spetta al parroco attuale, don Antonio Santoleri, prodigarsi affinché anche il Sant’Antonio, custodito in modo precario nella sacrestia, possa essere degnamente collocato in chiesa. (m.d.n.)
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