Rettore contro Cda, ateneo paralizzato

15 Dicembre 2015

Di Ilio blocca la sfiducia al dg Del Vecchio, cinque consiglieri abbandonano senza votare il bilancio e le assunzioni

CHIETI. La battaglia di Little Bighorn dura mezz'ora. Ma il rettore, Carmine Di Ilio, non fa la fine del generale Custer. Non cade da eroe trafitto dalle frecce di Cavallo pazzo. Salva la poltrona a Filippo Del Vecchio, il dg della D'Annunzio messo sott'accusa da trequarti del Cda dell'Ateneo. Ma la sua scelta ha un effetto politico devastante sull'Università perché cinque consiglieri, la maggioranza, imbavagliati dal rettore, si alzano e se ne vanno. E il Cda, oltre a non votare la sfiducia al dg, non decide nulla sul bilancio preventivo, le nuove assunzioni, l'Erasmus e chi più ne ha più ne metta. In parole semplici, dalle 16 di ieri, la D'Annunzio è alla paralisi con il Magnifico che ha deciso di sfidare all'ultimo sangue i frondisti mettendo fuorigioco il governo accademico. «Decido io», ha detto Di Ilio stoppando la delibera per l'avvio del procedimento disciplinare contro Del Vecchio chiesto dai consiglieri d'amministrazione Vanzi, Caroli Costantini, Bianchini, D'Addona ed Ercole. E' come se un presidente del consiglio delegittimasse il suo governo. Accadde in Italia negli anni Venti, ma è meglio star lontano da questa seconda citazione storica. Torniamo alla D'Annunzio dove l'arena dello scontro è il Cda ma la vera partita è un'altra. In palio c'è la poltrona da rettore. E il tallone d'Achille di Di Ilio è diventato Del Vecchio, il dg tagliaspese, discusso e criticato per le sue scelte impopolari, che si ritrova intrappolato in una strana storia. Quella di un verbale modificato perché l'originale, votato dal Cda a febbraio, affidava la progettazione di grandi opere dell'Ateneo al dipartimento di Architettura. Quindi a zero euro. Ma a ottobre, Del Vecchio dirotta la progettazione dell'ex caserma Bucciante, nella parte che interessa la D'Annunzio, al Provveditorato delle Opere pubbliche, una scelta che ha un costo. Anche elevato. Da qui parte l'attacco al dg. Quattro consiglieri, tra cui Luigi Capasso, chiedono di votare l'avvio di un'azione disciplinare. Ma il precedente Cda, finito 5 a 5, rinvia a ieri la madre di tutte le delibere. Nel frattempo rettore e dg neutralizzano Capasso esautorandolo dal Cda. Ma l'effetto è boomerang perché il gruppo dei frondisti cresce e mette alla corde il rettore ed i suoi fedeli Palumbo e Di Battista. E' uno strappo senza ritorno. Perché lo ha fatto? «L'inizio dell'azione disciplinare spetta a me non al Cda», risponde Di Ilio, «lo stabilisce l'articolo 55 bis della legge 165 del 2001». A che serve difendere Del Vecchio fino alla morte dell'Ateneo? «Io non difendo un uomo ma le istituzioni. Se ci fosse stata un'altra persona mi sarei comportato alla stessa maniera». Ma così l'Ateneo resta paralizzato. «Chi ha deciso di andarsene se ne prende le responsabilità», conclude Di Ilio. (l.c.)