Rettore e dg, cinque ore per smontare le accuse

Di Ilio e Del Vecchio interrogati in tribunale, rischiano di essere interdetti Presentano trenta documenti e due memorie. Il gip decide tra dieci giorni
CHIETI. Più di 30 documenti presentati, una memoria difensiva annunciata e quasi 5 ore di interrogatori davanti al gip per il rettore dell’università d’Annunzio, Carmine Di Ilio, e il direttore generale Filippo Del Vecchio. Alla fine del tour de force, il gip Antonella Redaelli ha detto che deciderà se applicare la misura interdittiva (al massimo 6 mesi) chiesta dalla Procura non prima del 6 febbraio. Rettore e dg sono accusati di abuso e falso, e il solo rettore anche di violenza privata, a seguito di un’inchiesta innescata da un esposto dell’ex membro del Cda, Luigi Capasso. Ieri Di Ilio e Del Vecchio hanno sostenuto l’interrogatorio di garanzia, dalle 10 alle 14.41, in cui i due si sono difesi entrando nel merito delle contestazioni.
LA DIFESA DEL DG IN 4 PUNTI. Il primo ad arrivare è Del Vecchio. Con passo deciso, tira dritto sino al secondo piano del tribunale, dove l’aspetta l’avvocato di fiducia Stefano Rossi. Lucido e preciso, davanti al gip e al pm Giancarlo Ciani non perde un colpo. Al termine dell’interrogatorio, chiuso alle 12.23, è Rossi a illustrare la difesa in quattro punti. Parte dall’accusa di abuso per aver estromesso Capasso dal Cda per incompatibilità con l’incarico di direttore del museo universitario, senza permettergli di scegliere tra l’una e l’altra carica: ma la situazione sarebbe stata illustrata a voce allo stesso Capasso in un cda. Quanto all’accusa di falso, relativa alla convenzione con il Provveditorato alle opere pubbliche per i lavori alla Bucciante (il cda aveva chiesto di affidare i lavori al Provveditorato, escludendo però progettazione e direzione), la scelta di Del Vecchio di affidare tutto al Provveditorato è, per la difesa, di tipo “istituzionale”, tenuto conto che il “rapporto tra ateneo e Provveditorato è gratuito”. Poi c’è la questione del procedimento disciplinare a suo carico: Di Ilio lo avrebbe avocato a sé, con l’accordo del cda, e lo avrebbe aperto e archiviato. Infine c’è l’accusa di abuso per aver impedito in cda la discussione sul suo caso, attraverso la sua presenza. Ma, per la difesa, il dg in realtà era presente solo nel cda del 14 dicembre (in cui si discuteva solo di chi era la titolarità del procedimento) e non in quello del 22 in cui si entrava nel merito. Tutto quanto sarà messo nero su bianco in una memoria che il gip ha autorizzato a depositare.
DI ILIO. Dopo oltre due ore di attesa in tribunale, alle 12.32 arriva anche il turno del rettore. È arrivato in mattinata poco dopo il dg, con aria tra il preoccupato e il rassegnato. Ad attenderlo ci sono i suoi due avvocati Augusto La Morgia e Marco Spagnuolo. Ma presto ne perde uno. La Morgia rinuncia per motivi di opportunità, avendo assistito la Bper in un procedimento civile contro l’ateneo, pur non essendoci profili di incompatibilità. Dopo la marea di documenti di Del Vecchio, Di Ilio porta con sé solo una breve memoria tecnica. La strategia difensiva ricalca quella del direttore generale. Quanto all’accusa di violenza privata per alcune lettere inviate a Capasso, si difende dicendo che da rettore firma atti la cui istruttoria era eseguita dagli uffici competenti, in questo caso dall’ufficio legale (indagato in altra inchiesta). Parlando col gip fa riferimento a un clima poco sereno all’interno dell’ateneo, iniziato nel momento in cui, da rettore, ha dettato la linea del recupero di alcune somme, su sollecitazione della Corte dei conti. In questo scenario si inserisce un direttore generale definito fin troppo “leguleio” e “intransigente”, arrivato comunque a “rimettere a posto i conti”. Su di lui si apre una spaccatura anche in cda, con il rettore che dice di aver «tentato di mediare con Luigi» (Capasso, ndc). Al termine dell’interrogatorio appare più sollevato. Dice di sentirsi «sereno», «anzi no che porta male», aggiunge scherzando, «fiducioso» perché in tutte queste contestazioni non si parla di «danni arrecati alle casse dello Stato».
IN CASO DI INTERDIZIONE. Se scattasse l’interdizione, lo statuto universitario prevede che tutte le funzioni del rettore passino al decano Michele Vacca, direttore di farmacia, per l’ordinaria amministrazione, ma Di Ilio rimane rettore. Diversa è la situazione del dg che invece non ha un vice a cui affidare le sue funzioni.

