Rianimazione chiusa, appello dei medici
I rappresentanti di sei sindacati: «Subito un incontro con Regione e Asl per trovare soluzioni»
LANCIANO. Un incontro urgente congiunto con l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì e il direttore della Asl Lanciano-Vasto-Chieti Thomas Schael «per discutere le soluzioni necessarie a garantire un’assistenza sanitaria adeguata e tempestiva alla popolazione e all’ospedale di Lanciano e valutare soluzioni temporanee che possano garantire il normale e auspicato funzionamento della Rianimazione e dell’Utic (unità di terapia intensiva cardiologica)». Sono le sigle sindacali della dirigenza medica ad intervenire sulla chiusura, nei fatti, della Rianimazione dell’ospedale Renzetti da parte della Asl chiedendo un incontro a Regione e direzione aziendale evidenziando, già sulla lettera, le criticità che tale decisione sta portando nell’assistenza a Lanciano e nell’intero comprensorio. Come sottolineano Fabrizio Marzilli (Aaroi Emac), Sandra Verna (Cimo Fesmed), Carlo Capparuccia (Cisl Medici), Maria Piccone (Fp Cgil), Flavia Pagano (Fvm), Walter Palumbo (Fassid), «la chiusura della Rianimazione del Renzetti sta privando il territorio lancianese e il presidio, Dea di 1 livello, delle attività collegate del punto nascita, dell’Unita stroke neurologica, delle unità operative chirurgiche che trattano, sia in urgenza che in programmazione, patologie traumatologiche e oncologiche anche maggiori ed infine di un sevizio cruciale nella rete dell’emergenza-urgenza».
I sindacati ricordano cosa significa stare senza Rianimazione, fatti sperimentati da agosto, quanto l’unità è stata chiusa per i lavori di rimozione dell’amianto, cioè che per l’assistenza intensiva post chirurgica a pazienti che ne hanno avuto necessità sono stati utilizzati solo due posti letto nel blocco operatorio; che il servizio 118 ha trasportato i pazienti critici con necessità di ricovero in Rianimazione direttamente negli ospedali di Vasto e Chieti; che è stato necessario rinviare, o indirizzare verso Vasto e Chieti, interventi ad elevata complessità e che ai sanitari è stato richiesto un maggior impegno nel definire le patologie chirurgiche e mediche da trattare nell’ospedale.
Si trattava di stringere i denti fino al 14 ottobre, giorno dell’annunciata riapertura del reparto, che non c’è stata: tre giorni prima la Asl ha ceduto i locali all’Utic, reparto non a norma e che attende lavori dal 2015, togliendo alla Rianimazione 4 letti spostati a Chieti e lasciando i due nel blocco operatorio. Una chiusura nei fatti che porta ancora a trasferimenti, dilatazione nei tempi di intervento, crollo delle operazioni che sarebbero riprese a pieno regime e il presidio a non essere nei fatti un Dea di 1 livello come previsto nella legge regionale della rete ospedaliera e nell'atto aziendale Asl.

