Rianimazione scesa a 2 posti letto «Così l’ospedale non può esistere»
Sit-in del coordinamento “Uniti per la salute” per chiedere il ripristino della funzionalità del reparto «Atti illegittimi, si rasenta l’interruzione di pubblico servizio: pronti a interessare anche la Procura»
LANCIANO. Si sposta davanti al tribunale di Lanciano la protesta del coordinamento “Uniti per la salute” con consiglieri comunali di opposizione, partiti, movimenti, associazioni, il sindacato Usb per riaprire la Rianimazione dell’ospedale Renzetti. Il reparto non ha riaperto il 14 ottobre scorso come previsto dopo i lavori di bonifica amianto durati due mesi, restando solo con due posti letto nel blocco operatorio dei sei che aveva. Un taglio netto che di fatto ha cancellato l’unità che sarà “occupata” dall’Utic, (Unità terapia intensiva cardiologica) che deve lasciare il suo reparto non a norma. Una chiusura che ha sollevato polemiche e apprensione anche tra gli ordini dei medici, i sindacati e i cittadini nonostante l’acqua sul fuoco gettata dal presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha detto che «i due posti di rianimazione sono sufficienti».
«Siamo qui per sottolineare che i due servizi principali di Lanciano, tribunale e ospedale, sono abbandonati da questa amministrazione», dice il consigliere comunale, Leo Marongiu (Pd). «Il tribunale non trova ancora soluzione definitiva dall’avvento del governo Meloni che aveva promesso di salvare i piccoli tribunali: se saremo fortunati andremo avanti di proroga in proroga. L’ospedale rischia di sparire senza Rianimazione e l’incontro carbonaro fatto in Comune dalla maggioranza, il sindaco Filippo Paolini, la dirigenza della Asl, l’assessore regionale alla salute Nicoletta Verì e il presidente Marsilio, ne ha confermato la chiusura senza aver proposto soluzioni alternative per garantire la piena funzionalità del presidio. Non esiste l'ospedale senza Rianimazione, non c'è un Dea di 1 livello con attività chirurgiche, punto nascita e stroke-unit senza Rianimazione. E siamo anche sotto gli standard nazionali previsti per l'unità che deve contare 4 posti letto».
«Siamo di fronte ad atti illegittimi», continua il consigliere regionale Silvio Paolucci che martedì discuterà un’interpellanza sulla Rianimazione, «che vanno contro leggi regionali, anche quella sulla rete ospedaliera, atti di programmazione, atti aziendali che stabiliscono che il Renzetti è un Dea di 1 livello, ha posti letto di terapia intensiva già stabiliti. Qui ci sono scelte opposte che danneggiano l’ospedale e il territorio e chiediamo alla Regione come intende attivarsi per rimuovere queste illegittimità. Inoltre rasentiamo anche l'interruzione di pubblico servizio, per questo non è casuale il luogo in cui siamo a manifestare».
E tra i manifestanti anche il consigliere regionale Francesco Taglieri (M5S) che sottolinea i fallimenti della Regione in una sanità con 200 milioni di debiti, i piani di razionalizzazione che si ripercuotono su servizi e personale soprattutto dell’ospedale mentre interviene da Casoli il sindaco Massimo Tiberini. «L’ospedale di Lanciano è di riferimento per il nostro territorio», dice Tiberini, «quello che subisce si ripercuote sui nostri cittadini. Per il Renzetti il piano è di razionamento non di razionalizzazione. La Rianimazione è un servizio per un territorio di oltre 150.000 abitanti costretti a trasferirsi per necessità e con tutti i rischi connessi negli ospedali di Chieti e Vasto». «Ci sono responsabilità che vanno oltre la politica», chiudono Marongiu e il consigliere comunale Giacinto Verna, «per questo abbiamo presentato una mozione che speriamo si possa discutere nel prossimo consiglio comunale sulla Rianimazione che ne prevede la riapertura e impegna l’amministrazione a mettere in campo ogni azione, anche di carattere legale, interessando la Procura se necessario, per riattivarlo».

