Riaperta piazza Garibaldi Lavori in tempo record

Il consigliere Marzoli organizza un dibatto con i tecnici sulle cause dei dissesti Stoppa: «Siamo tutti colpevoli». Colantonio: «La figura del geologo è fondamentale»
CHIETI. Terminano i lavori di riparazione della voragine che si è aperta di fronte alla caserma Spinucci, lunedì scorso. E già dalle 18 di ieri, fa sapere l'assessore Raffaele Di Felice, ha riaperto al traffico «il tratto di piazza Garibaldi tra l'intersezione con via Valignani e quella con via Salomone». Dentro quella voragine era finita un auto con a bordo madre e figlia. Per fortuna che il cedimento «non è avvenuto di colpo» già ricordava il sindaco Umberto Di Primio al sottosegretario alla presidenza della Regione Mario Mazzocca, giunto in città per verificare lo stato del dissesto idrogeologico teatino. Questioni ormai al centro del dibattito pubblico, che hanno spinto il Pd e il consigliere comunale dem Alessandro Marzoli a promuovere un'assemblea cittadina con esperti e amministratori locali per far luce su cosa stia accadendo. Più di cinquanta persone hanno affollato la sala del palazzo di Confesercenti al Theate Center, per cercare di capire. Viste le voragini di via Olivieri e viale Amandola. Dopo le frane che hanno colpito ancora via Modesto Della Porta, via Santa Maria Calvona e la strada provinciale di via Madonna Della Vittoria. Dopo i cedimenti in via Gran Sasso e i crolli in via Don Minzoni e tra via Trieste Del Grosso e via Mattoli, dove sono state evacuate quattro famiglie. Una, allora, la domanda: Chieti sta crollando? Le risposte sono state affidate a tecnici e a professionisti e di fronte ai dubbi, alle paure e alla voglia di sapere del pubblico c'erano Fabio Colantonio, dottore di ricerca in geofisica applicata e Riccardo Petaccia, geologo, e Francesco Stoppa, professore ordinario alla D'Annunzio in petrologia e petrografia, che, sebbene arrivato in ritardo, non le ha mandate a dire: «Abbiamo mappature della conformazione del terreno fin dai primi del Novecento, studi sismici avviati fin dal Settecento: siamo tutti colpevoli di questa situazione, compresi noi geologi. Sono abituato a dire quello che penso, non dobbiamo nasconderci dietro a tecnicismi». Ma al momento, le risorse per intervenire sui disastri ci sono? «Stiamo chiedendo soldi al cielo, alla terra, al mare e a tutti quanti» sbotta l'assessore Raffaele Di Felice tra il pubblico, dopo aver ricordato le lunghe storie di edificazione del territorio. Tra gli altri anche l'assessore Mario Colantonio, l'ex sindaco Francesco Ricci, l'ingegnere del Genio civile Giovanni Masciarelli e l'ingegnere Eraldo Mammarella, per dare un contributo politico o tecnico, anche sulle criticità delle reti idriche. Non da ultimo il problema degli eventi sismici, in generale «è necessario distinguere fra pericolosità e rischio, le fonti che si possono controllare sono quelle della Protezione civile. Su questo bisogna sensibilizzare» dice Petaccia, mentre mostra le carte dei modelli geologici di Chieti centro. Poi Colantonio: «Senza indagini geologiche non riusciremo a capire, caso per caso, come intervenire e prevenire. La figura del geologo oggi è fondamentale, anche per i privati. Su questi temi si deve cambiare mentalità».

