Riassunto perché è malato di videopoker

13 Settembre 2016

Singolare sentenza dà ragione al dipendente comunale sospeso, per il giudice la ludopatia va aiutata

LANCIANO. Era stato sospeso per sei mesi da lavoro perché sorpreso, dal sindaco Mario Pupillo in persona, a giocare alle slot machine invece che stare al proprio posto in municipio. Il giudice del lavoro Cristina Di Stefano ha riconosciuto, però, al dipendente comunale diverse circostanze attenuanti: che fosse affetto da diverse patologie, tra cui ludopatia e diabete mellito, che non avesse agito con intento fraudolento e volontario e che inoltre non avesse causato un disservizio all’ente. La sanzione della sospensione dal servizio per sei mesi, con privazione della retribuzione, è stata quindi giudicata sproporzionata ed annullata dal giudice. Il Comune di Lanciano è stato condannato alla cancellazione della sanzione dal fascicolo personale del dipendente, a restituirgli tutti gli stipendi trattenuti e a pagare le spese legali.

La vicenda risale al 2014 quando il Comune si trovò ad affrontare il problema dei “furbetti del cartellino”, dipendenti che si assentavano dall’orario di lavoro per svolgere attività private. A far scattare le indagini dell’amministrazione era stata una serie di segnalazioni da parte di utenti e di anziani che usavano sostare sotto Palazzo di città e che avevano notato, con disappunto, l’assentarsi di alcuni dipendenti. In particolare l’impiegato, di cui si è discussa la causa nei giorni scorsi, era stato sorpreso in una tabaccheria dal sindaco a giocare alle slot machine. La difesa ha sostenuto il fatto che l’uomo, a seguito di un pasto frugale e in preda a una crisi ipoglicemica, ha avuto la necessità di procurarsi delle caramelle prima dell’inizio dell’orario di lavoro alle 16, senza quindi arrecare alcun disservizio o danno al Comune. L’uomo, in preda all’ansia di far cessare la crisi ipoglicemica, ha dimenticato di timbrare il cartellino di uscita. Una volta in tabaccheria, tuttavia, non ha saputo resistere alla tentazione di giocare, fino a che non è stato sorpreso dal sindaco. Il giudice del lavoro ha quindi riconosciuto al dipendente una «certificata condizione di ludopatia» (è in cura al Sert) e ha escluso la sussistenza di «un comportamento animato da volontarietà, non essendo sufficientemente dimostrato il danno all’immagine arrecato al Comune di Lanciano» (cosa che invece l’ente aveva addotto nella denuncia). A parere del giudice nella valutazione della sanzione il Comune avrebbe dovuto tenere conto «non solo dell’illiceità in senso oggettivo della condotta del dipendente, ma anche dell’intensità o tenuità dell’elemento psicologico del lavoratore».

Daria De Laurentiis

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