Riccardo attacca: «Scelte dei vertici non condivise»

16 Luglio 2015

CHIETI. «Il partito non può dialogare in riunioni carbonare specie dopo una debacle elettorale. Bisogna tornare a parlare alla città a nome del Partito democratico e non dei singoli». Giampiero...

CHIETI. «Il partito non può dialogare in riunioni carbonare specie dopo una debacle elettorale. Bisogna tornare a parlare alla città a nome del Partito democratico e non dei singoli». Giampiero Riccardo (foto), componente della direzione regionale del Pd, sferza i vertici locali del partito. Che, a Chieti, è di fatto spaccato in due con i malumori cresciuti a dismisura dopo la direzione cittadina di sabato mattina. Quando all’invito del segretario cittadino Filippo Di Giovanni hanno risposto solo in 15 a fronte della quarantina di iscritti. Poco male per Di Giovanni, tornato a predicare unione, per Luigi Febo e per il segretario provinciale Chiara Zappalorto. Nominata, sempre sabato, nuovo capogruppo comunale del Pd. Una decisione che ha mandato su tutte le furie la fronda interna degli scontenti, con in testa Marco Marino, Gabriele Salvatore, Luca Caratelli e Pierluigi Barone, ma, soprattutto, Alessandro Marzoli, il consigliere più votato del Pd alle ultime elezioni comunali e leader in pectore del partito non solo in città. Dove, però, Marzoli non sarà neppure capogruppo. Riccardo attacca. «La gestione attuale del partito è sbagliata. Con scelte non condivise che porteranno soltanto a logorare il Pd di Chieti al suo interno per i prossimi mesi». Da qui il monito di Riccardo. «Le forzature non vanno bene anche se tutte le posizioni sono legittime. Bisogna di nuovo dialogare con la città». (j.o.)