Ricci muore per infezione da trapianto

Il marito della Capitanio non ce la fa: si spegne tre mesi dopo la moglie. Le cause dell’intossicazione restano un mistero
CHIETI. Un’infezione dopo il trapianto lo avrebbe ucciso. Marco Ricci, 48 anni, non ce l’ha fatta a sopravvivere: è morto novanta giorni dopo la moglie, Morena Capitanio, di 44 anni. Ma le vere cause che hanno distrutto la famiglia di Chieti Scalo resteranno per sempre sconosciute. Una tragedia senza colpevoli ma con tanto dolore. Alle 10,30 di domenica, il marito si è spento nel reparto di rianimazione del policlinico di Colle dell’Ara. E con lui se n’è andata via per sempre la possibilità di capire come e che cosa determinarono la sua intossicazione alimentare il 21 marzo scorso quando Ricci venne ricoverato con febbre altissima all’ospedale di Chieti.
La tossina rimasta misteriosa gli ha distrutto il fegato e compromesso i reni. Ma tre giorni dopo il suo ricovero è morta la moglie Morena. Anche lei si era sentita male all’improvviso ma non per gli stessi motivi del marito. La donna sarebbe morta per stress emotivo, provata dal dramma di Marco che non ha mai ripreso conoscenza e quindi non ha mai saputo che lei ormai non c’era più.
Tutti i test eseguiti sul marito, prima che questi venisse sottoposto al trapianto di fegato, hanno dato esiti negativi, escludendo l’avvelenamento da funghi o da altri tipi di tossine. Il primo aprile è cominciato il viaggio della speranza a Roma dove Ricci ha ricevuto da un donatore il nuovo fegato. Quindi il ritorno nell’ospedale di Chieti da trapiantato e con difese immunitarie abbattute.
Era ancora in coma, Marco Iezzi, quando il pm, Giusppe Falasca, ha dato incarico ai carabinieri del Nas di sentire la sua testimonianza appena avesse ripreso coscienza e si fosse sentito un po’ meglio. Ma le parole di Marco, le sole che avrebbero potuto fare elaborare le cause della tragedia, non saranno mai più dette. Domenica, tra i primi ad essere avvisati della morte del marito di Morena, è stato proprio il magistrato che, ieri mattina, ha incaricato il medico legale, Cristian D’Ovidio, ad eseguire oggi pomeriggio l’autopsia che però potrà dare risposte solo sull’infezione risultata fatale in una persona immunodepressa ma non sulle cause dell’intossicazione iniziale che ha generato la tragedia della famiglia dello Scalo. Anche i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione, coordinati dal capitano Marcello Sciarappa, hanno ridato ossigeno alle indagini. Acquisiranno la cartella clinica di Ricci, e sentiranno i medici che lo hanno assistito dopo il trapianto del fegato e quindi il trasferimento da Roma a Chieti. Ma tutto lascia presagire già da ora che resteranno lutti senza colpevoli.

