Ricette non pagate Paziente a processo per truffa alla Asl
LANCIANO. Avrebbe apposto falsi timbri di pagamento della Asl su diverse ricette mediche: con l’accusa di truffa e falso una donna frentana è stata rinviata a giudizio. Non c’è pace per la Asl...
LANCIANO. Avrebbe apposto falsi timbri di pagamento della Asl su diverse ricette mediche: con l’accusa di truffa e falso una donna frentana è stata rinviata a giudizio. Non c’è pace per la Asl Lanciano-Vasto-Chieti che di truffe ne ha subite diverse. Molti i casi approdati in tribunale tra dipendenti fedifraghi, assenteisti o accusati di peculato e utenti truffaldini. Ed è una utente frentana, C.C., 42 anni, affetta da alcune patologie (per questo non pubblichiamo il suo nome per esteso) ad essersi messa nei guai avendo, secondo l’accusa, truffato la Asl per 597,44 euro. La donna non avrebbe pagato i ticket.
Durante una serie di controlli effettuati dall’azienda sanitaria sarebbe, infatti, emerso che C.C. avrebbe depositato alla Asl di Lanciano diverse impegnative, tutte numerate, per esami fatti tra il 2 settembre 2010 e il 15 maggio 2014 con falsi timbri di avvenuto pagamento. Ma i ticket relativi alle ricette, per un totale di 597,44 euro, non sarebbero stati pagati. La donna avrebbe, insomma, timbrato da sé le ricette, senza pagarle. Sono una ventina le impegnative sotto osservazione e finite in tribunale. Di fronte al giudice per le udienze preliminari assieme alle ricette c’è finita la donna, che alla fine dell’udienza è stata rinviata a giudizio. La Asl si è costituita parte civile chiedendo il risarcimento del danno subito, ovvero il costo dei ticket. Il giudice Marina Valente ha fissato il processo al 2 maggio 2017. E saranno le varie udienze a cercare di ricostruire la vicenda assai singolare. Per ben quattro anni la donna, che ha usufruito di diversi esami per alcune patologie, avrebbe presentato ricette con timbri falsi. Senza che nessuno se ne accorgesse. Risponde di truffa ai danni della Asl, perché ha depositato impegnative senza aver pagato gli importi del ticket, procurandosi l’ingiusto profitto di 597 euro. A suo carico c’è anche l’accusa di falso «perché formava le false impegnative con il falso timbro apparentemente riconducibile alla Asl di Lanciano, atto a comprovare l’avvenuta regolarizzazione delle spese». Sarà il giudice a stabilire se si tratta di un’utente truffaldina oppure se sia stato un errore dell’azienda nei controlli.
Teresa Di Rocco
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