Ricevute false con il timbro di Teateservizi

L’inchiesta sui soldi delle bollette intascati da ex dipendenti: i carabinieri indagano sui finti bollettini
CHIETI. Tutto parte dal ritrovamento di alcune ricevute che avrebbero dovuto servire ad attestare l’avvenuto pagamento delle bollette dell’acqua. È così che i dirigenti della società di riscossione Teateservizi si sarebbero accorti che qualcosa non andava al Servizio idrico. Perché quelle ricevute di pagamento non erano mai state utilizzate all’interno della società pubblica. Si trattava, infatti, si semplici moduli per ricevute, tipo quelli che si utilizzano per i biglietti della lotteria alle feste di contrada. E ancora più strano era che su quei moduli che non avevano nulla di ufficiale ci fosse sopra il timbro di Teateservizi. Un modus operandi che ha fatto pensare subito a un “fai-da-te” sospetto, messo in atto per scopi che nulla avevano a che fare con quelli della società pubblica. Parte con queste premesse l’esposto firmato dal direttore generale Antonio Barbone, nella sua qualità di responsabile del servizio di prevenzione e corruzione, indirizzato alla Procura di Chieti. Esposto che ha avuto il via libera del sindaco Umberto Di Primio e dell’amministratore unico della società pubblica Carlo Festa, e che è finito sul tavolo del sostituto procuratore Giancarlo Ciani. Le ipotesi di reato vanno dal peculato all’appropriazione indebita. Per seguire il caso, Teateservizi ha nominato anche un consulente legale, nella persona dell’avvocato francavillese Luca Paolucci.
L’esposto parte dalla segnalazione di due utenti che hanno riferito di aver pagato in contanti il canone idrico e quindi contestavano il sollecito di pagamento arrivato dopo che loro avevano dato soldi a uno degli addetti del Servizio idrico. Servizio che impiegava otto persone e che ora non c’è più perché il Comune lo ha passato all’Aca. Gli otto lavoratori sono rimasti infatti tutti senza contratto dallo scorso primo gennaio. Ma da due semplici casi, di poche centinaia di euro, l’indagine potrebbe allargarsi a dismisura.

