Ricoverato superdetenuto con la meningite

19 Maggio 2015

Ex boss di Catania s’ammala nel carcere di Sulmona, piantonato notte e giorno all’ospedale di Chieti

CHIETI. Era un boss della mafia catanese il detenuto in regime di 41 bis che si è ammalato di meningite nel carcere di Sulmona. Ricoverato giovedì ad Avezzato, G.C., 52 anni, è stato trasferito sabato, in stato di coma, in rianimazione e Chieti. Le sue condizioni sembravano gravissime, ma ora sta meglio. Si tratta di una meningite di tipo virale e non batterica come si era pensato in un primo momento. L’allarme è rientrato. Ad affermarlo è il responsabile dell'area medico-sanitaria del supercarcere Peligno, Fabio Federico. «Ci è stato comunicato da Chieti l'esito degli esami dai quali è emerso che il detenuto è affetto da meningite di tipo virale, una patologia non contagiosa che ci fa tirare un sospiro di sollievo sia per quanto riguarda le condizioni del detenuto, sia per una pericolosa ripercussione che una meningite batterica avrebbe avuto sull'ambiente carcerario». Dal carcere aspettavano di conoscere l'esito degli esami per procedere a un mirato intervento di profilassi della struttura. Nel frattempo il detenuto, piantonato notte e giorno, è stato trasferito nel reparto di malattie infettive. Già oggi potrebbe essere trasferito al San Salvatore dell'Aquila. Ma la Uil funzione pubblica attacca: «Siamo venuti a conoscenza, da notizie giornalistiche, di un caso di sospetta meningite occorsa ad un detenuto ristretto nella casa Casa di Reclusione di Sulmona e che sembra sarebbe stata diagnosticata,o quanto meno sospettata, da 10 giorni», scrive il segretario regionale Mauro Nardella, «ma non si ha conoscenza di iniziative circa la profilassi seguita o da seguire al fine disalvaguardare l'intera comunità penitenziaria sia essa riferibile ai detenuti che a quella strettamente riguardante il personale ivi operante. Premesso quanto sopra, si chiedono urgenti chiarimenti in merito alla strada intrapresa nell’ambito della prevenzione, a quali rischi risulta esposta la popolazione presente all'interno del carcere e quali iniziative sono state prese per contenere eventuali ripercussioni di natura epidemica».