Rifiuti, la Provincia vuole tre milioni dal Comune

16 Dicembre 2020

Scoperti i mancati versamenti dal 2013 di una quota della tassa sull’immondizia «Se il pagamento non ci sarà entro un mese, andremo all’Agenzia delle entrate»

CHIETI. La Provincia chiede 3 milioni di euro al Comune per mancati pagamenti a partire dal 2013 e assegna al Comune 30 giorni per pagare. La lettera della Provincia è partita lo scorso 9 dicembre. I soldi non restituiti riguardano una quota parte della Tari, la tassa sui rifiuti, che va alla Provincia. All’ente provinciale, infatti, spetta il Tefa, il tributo per l’esercizio delle funzioni ambientali. Il tributo, noto per lo più solo ai tecnici, è stato introdotto nel 1992 con il decreto legislativo che ha varato la vecchia Ici, oggi Imu; nel 2006 è stato abolito per poi essere reintrodotto nel 2008. Si tratta di un tributo che spetta alla Provincia per l’esercizio delle sue funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente. Essendo un tributo collegato al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, il Tefa viene riscosso insieme alla Tari. All’interno delle bollette della Tari c’è dunque una quota che i cittadini pagano e che poi viene riversata dal Comune alla Provincia.
Ma dal 2013 il Comune, pur avendo riscosso i soldi della tassa sui rifiuti, non ha più girato alla Provincia la quota dovuta. Ecco perché il 9 dicembre scorso la Provincia ha deciso di avviare la procedura di messa in mora» del Comune. «Siete pregati», si legge nella lettera, «entro brevissimo termine a versare a questo ente quanto dovuto per il Tefa per gli anni come da prospetto allegato, le somme a noi dovute sono calcolate sull’effettivo riscosso dal Comune, così come rilevato dai bilanci consuntivi. L’imposto così determinato, se non versato e riscontrato entro 30 giorni dal ricevimento della presente comunicazione, sarà oggetto di recupero crediti mediante l’Agenzia delle entrate».
E dunque, sul tavolo del nuovo sindaco Diego Ferrara, piovono altri debiti milionari. L’importo complessivo è di 3.092.193,41 euro e su questa cifra appare difficile che si possano aprire un contenzioso. Ferrara ha appena ricevuto l’esito dell’accertamento economico-finanziario sui conti dell’ente, fatto avviare sin da quando si è insediato al Comune. La ricognizione economico-finanziaria si è chiusa con la notizia dei 56 milioni di euro di disavanzo, cifra che fa pensare all’apertura di una procedura di pre-dissesto, unica strada per evitare il dissesto economico-finanziario del Comune che la città ha già sperimentato negli anni Novanta all’epoca della tangentopoli teatina. Per il nuovo debito con la Provincia, l’unica cosa che il sindaco può fare è chiamare il collega sindaco del Partito democratico e presidente della Provincia Mario Pupillo e fissare un incontro a quattr’occhi.
Nonostante la lettera inviata dal dirigente provinciale del primo settore Giancarlo Moca, Ferrara e Pupillo potrebbero cercare un accordo, quanto meno sulle modalità di pagamento dei 3 milioni. Se il debito, infatti, va a finire in mano all’Agenzia delle entrate, non ci saranno margini di trattativa.