Rifiuti nascosti sottoterra Scoperti 11 siti contaminati
Sostanze tossiche anche nel terreno e nelle acque sotterranee del parco fluviale Il Comune ordina analisi ai proprietari (compresa l’Aca) ma nessuno si muove
CHIETI. «Presenza di rifiuti interrati» e «superamenti delle soglie di contaminazione». Gli atti del Comune svelano l’esistenza di altri 11 siti di Chieti Scalo, tutti privati, a rischio inquinamento: cloruro di vinile, 1.1 dicloroetilene, 1.2 dicloropropano, queste le sostanze tossiche trovate durante le prime analisi. E tra le zone “rosse” c’è anche il parco fluviale abbandonato in cui sono stati scoperti «superamenti» per gli idrocarburi nel terreno e per il manganese nelle acque sotterranee. È l’ennesimo allarme. Ma gli stessi documenti del Comune denunciano anche che, dopo le richieste di intervento da parte dell’amministrazione Di Primio, «nessuno dei proprietari si è reso disponibile al progetto di caratterizzazione ambientale»: sono state ignorate le lettere del Comune in cui si chiede ai proprietari di fare una mappa dell’inquinamento. Tra i titolari dei siti, in base ai documenti comunali, c’è anche l’Aca. Tanto che è stato chiesto anche all’Aca di partecipare, il prossimo 15 ottobre dalle 10 in Provincia, a una conferenza dei servizi necessaria a tracciare un piano d’intervento di fronte all’inerzia dei privati.
Servono nuovi controlli nelle 11 aree all’interno del Sir (Sito di interesse regionale), tra le case e le fabbriche dello Scalo, la stessa zona in cui dal 2008 è vietato usare l’acqua dei pozzi, coltivare gli orti e pascolare gli animali a causa dell’inquinamento: è necessario sapere con precisione dove sono seppelliti i rifiuti e che tipo di rifiuti sono. Ma chi ha nascosto quei rifiuti sottoterra è una domanda che potrebbe restare senza risposta: «Non sono stati ancora individuati dalla Provincia i responsabili della contaminazione delle aree di discariche né si conosce la data di abbancamento dei rifiuti rinvenuti e neppure se ai rispettivi proprietari siano imputabili responsabilità per dolo e colpa», recita il verbale del Comune per la convocazione della conferenza dei servizi.
Ora serve «un’indagine ambientale in tutte le aree agricole e industriali libere, comprese tra la zona industriale di Chieti Scalo e l’asta fluviale del Pescara, finalizzata al rinvenimento e caratterizzazione dei siti con presenza di eventuali discariche di rifiuti interrati e al monitoraggio delle acque sotterranee in conseguenza delle contaminazioni già accertate». Senza l’intervento dei privati, il Comune potrebbe prendere in mano la situazione, fare le analisi «per una valutazione più puntuale delle criticità ambientali rilevate» e poi addebitare i costi ai proprietari. Ma non è scontato che accada vista «l’insufficiente disponibilità finanziaria del Comune e in mancanza di ulteriori somme regionali»: per tutto il Sir dello Scalo, solo per portare a termine i controlli, servirebbero 8 milioni di euro. Sulla carta ce ne sarebbero solo 5: la Regione ha stanziato 10 milioni di fondi Masterplan da dividere tra i due Sir dello Scalo e del Saline-Alento di Montesilvano-Francavilla.
L’elenco dei siti a rischio comprende: area Aca spa, area Dragaggio del ponte di G. Pagnini & C., ex Ecotrans del Consorzio industriale, Seab srl ora Fin Bell, area di A.D.M., A.S., P.S. e Tosto srl; gli altri 6 siti riguardano le zone confinanti, l’area adiacente sito Laghetti della Colabeton spa e parco fluviale della Sile costruzioni (ditta costruttrice del centro commerciale Megalò).

