Rifiuti, ora la EcoLan è a rischio

Il presidente Ranieri contro il disegno di legge sulla concorrenza nei servizi pubblici
LANCIANO. Esprime preoccupazione la EcoLan SpA, società pubblica di gestione integrata dei rifiuti, per il recente disegno di legge (cosiddetto decreto “concorrenza”) presentato dal governo al Parlamento, da cui emerge la volontà di avocare al governo centrale in via esclusiva la riforma di tutti i servizi pubblici locali, compresi il servizio integrato di gestione rifiuti e quello idrico. La proposta approvata dal Consiglio dei ministri è di introdurre una maggiore concorrenza nella filiera di gestione dei rifiuti. Un aspetto questo che per il presidente di EcoLan SpA, e per i sindaci dei Comuni soci, «rappresenta il chiaro intento di procedere a privatizzazioni su larga scala che favoriscano le grandi multiutility di settore quotate in borsa». La ratio dell’intero disegno di legge, e in particolare dell’articolo 6, è quella di collocare sul mercato tutti i servizi pubblici locali, relegando la gestione dei Comuni con il ricorso alla formula dell’in house providing, a sole ipotesi eccezionali che prevedono obblighi stringenti, tra cui quello ad esempio di sottoporre la propria scelta di autoproduzione al giudizio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Una decisione che per il presidente di EcoLan, Massimo Ranieri, «rappresenta un vero e proprio intervento a gamba tesa del governo sulle prerogative costituzionali dei Comuni e alla loro discrezionalità amministrativa, obbligandoli di fatto a consegnare tutti i servizi pubblici locali in mano al mercato azionario e alle grandi società multiservizi quotate in Borsa, esautorando gli enti da ogni forma di controllo pubblico. Il governo», prosegue Ranieri, «sembra aver dimenticato l’esito del referendum abrogativo del 2011; la sentenza della Corte Costituzionale del 2012 e l’ordinanza della Corte di giustizia dell’Ue del 6 febbraio scorso che tra l’altro ci riguarda direttamente (contenzioso Ecolan/Rieco ndc) che hanno ribadito a chiare lettere che gli affidamenti in house non rappresentano un’eccezione per il diritto europeo, ma si pongono sullo stesso piano di quelli che avvengono mediante gara o del partenariato pubblico-privato». Ma non basta, la delega prevede anche una revisione della disciplina dei regimi di proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, che per EcoLan, «potrebbe comportare il rischio di uno spacchettamento delle società in house e, di fatto, la fine della gestione pubblica del servizio integrato di gestione dei rifiuti». (d.d.l.)

