Rinchiude la fidanzatina in una stanza e non la fa andare a scuola: indagato

1 Maggio 2023

Le vessazioni alle porte di Chieti, la vittima è una 16enne: era costretta a bere alcolici, drogarsi e uscire solo con lui La minorenne segregata tre giorni per motivi di gelosia. Ora il ragazzo rischia di finire sotto processo per atti persecutori

CHIETI. È arrivato a rinchiudere in una stanza, per tre giorni, la fidanzatina di 16 anni. E tutto per gelosia, una gelosia assurda e immotivata. Inutili i pianti, le suppliche, i singhiozzi della giovane vittima. Finché lei, sconvolta e indebolita per le botte, le intimidazioni e le rinunce che stavano segnando la sua giovinezza, ha avuto il coraggio di chiedere aiuto. Ora lui, di un anno più grande, residente in un paese alle porte di Chieti, rischia di finire sotto processo per atti persecutori e minacce. La procura dei minorenni dell’Aquila (pm Lorenzo Maria Destro) ha infatti firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
In base alle contestazioni dell’accusa, l’incubo è andato avanti fino allo scorso 5 agosto: l’indagato, nel frattempo diventato maggiorenne, «in più occasioni e con condotte reiterate», sia durante la relazione sentimentale che dopo la fine della storia, ha minacciato, picchiato, molestato e «sottoposto a violenze fisiche e psicologiche» la sedicenne. Più nel dettaglio, l’ha obbligata a bere alcolici e fumare hashish. E quando andavano insieme a Chieti, pretendeva che lei portasse la droga nel viaggio di ritorno «per evitare controlli di polizia».
A Capodanno 2022 è avvenuto uno degli episodi più gravi, perché il sedicenne è accusato di averla rinchiusa in una stanza, per tre giorni, «per motivi di gelosia». Non solo: la costringeva a non frequentare le lezioni quando lui decideva di non andare a scuola e a non mettere piede fuori di casa se non in sua presenza. L’indagato si alterava anche se la ragazzina usciva con la madre o quando, come è successo durante le feste di Natale 2021, andava fuori Abruzzo per soggiornare dal padre. Non sono mancate neanche le aggressioni fisiche. Erano botte e schiaffi, infatti, quando lei gli diceva di smettere di assumere sostanze stupefacenti. «Voglio che tu muoia», la terrorizzava. Nel febbraio 2022, la vittima ha manifestato chiaramente a quel fidanzato possessivo e manesco la volontà di mettere fine alla loro relazione sentimentale. E l’indagato, per tutta risposta, l’ha schiaffeggiata e afferrata per il collo.
Dopo la fine della storia, lui ha minacciato anche la madre della ex, urlando di notte al suo indirizzo frasi del tipo: «Infame, infame». In quegli stessi giorni, ha rivolto «sguardi minacciosi e intimidatori» alla ragazzina. In questo modo, il diciassettenne le ha provocato «un perdurante stato d’ansia e paura caratterizzati da attacchi di panico, tanto da costringerla a non uscire più di casa per timore di incontrarlo». Le ferite del corpo sono già guarite. Quelle dell’anima, forse, non guariranno mai.
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